Due passi avanti, uno indietro?

Die deutschen Institutionen informieren nicht über die neuen Modalitäten der doppelten Staatsangehörigkeit

 
di Franco Bonsignore
Deutsch von Regine Hartung
Il primo gennaio del 2000 il Governo federale tedesco ha promulgato la legge di riforma del diritto di cittadinanza. Per ciò che ci concerne in qualità di italiani emigrati nella RFT, con la possibilità di acquisire della doppia cittadinanza conseguiremo un miglioramento sostanziale della nostra condizione e la completa integrazione della seconda e terza generazione.

Nella prassi quotidiana dobbiamo però constatare che le istituzioni tedesche dimostrano una completa insensibilità di comunicazione e non informano i cittadini italiani (come pure gli altri della UE) delle nuove modalità e degli ovvi diritti politici e sociali che l’acquisizione della cittadinanza comporta. Per esempio il diritto di voto passivo e attivo, non solo nelle amministrative comunali di Amburgo del prossimo settembre, ma anche per i parlamenti regionali e per quello federale che verrà eletto nell’ottobre del 2002. Inoltre i diritti sociali di base garantiti, senza dover temere di incorrere in rifiuti o rischiare provvedimenti di espulsione in Italia: un grave fenomeno di discriminazione sociale che ha colpito negli ultimi anni più di 500 italiani, definiti a termini di legge “stranieri europei”.

Una delle questioni più importanti che trattiene la comunità italiana dal considerarsi parte integrante della società tedesca, è la mancata completa applicazione della legge di riforma del diritto di cittadinanza entrata in vigore il primo gennaio del 2000. La legge, all’art. 87 comma 2, prevede infatti la doppia cittadinanza in regime di reciprocità tra la Germania e gli altri Stati della UE.

Contrariamente a questo impulso positivo le istituzioni tedesche, facendo uso di una discrezionalità limitativa, rifiutano sistematicamente le domande presentate senza dichiarazione di rinuncia alla cittadinanza italiana, adducendo il timore che ciò possa portare ad un grande aumento delle richieste di ottenimento della cittadinanza tedesca da parte di italiani residenti in Germania, visto e considerato che essi sono quasi 700mila!

Vero è che l’Italia e la Germania hanno sottoscritto la convenzione di Strasburgo del 1963 sulla riduzione dei casi di cittadinanza plurima e sugli obblighi militari, ma per gli effetti del mutato spirito dei tempi, che rende anacronistico ogni questione di lealtà o di bellicosità tra gli stati della UE, è ora auspicabile la revisione e la revoca di tale convenzione. D’altra parte, la legge italiana riconosce questi casi. A determinate condizioni si può acquisire la cittadinanza italiana senza dover perdere la propria di origine.

Come si comporterà ora l’amministrazione italiana?

Ci si può facilmente immaginare come i nazional-liberisti (in stile Thatcher, Reagan, Bush ecc.) dal primo giugno al governo in Italia faranno di tutto per enfatizzare il loro meschino e egoistico restringimento del concetto di nazione entro la cerchia dei propri consanguinei, più che per la causa europea. E che ci vorranno costringere a rimanere italiani e nient’altro che italiani.

Ammettiamo che sia anche vero che la naturalizzazione tedesca non esercita poi un gran fascino sui 700mila italiani, però è anche vero che quasi il sessanta per cento di loro vive stabilmente in Germania da più di vent’anni, e sarebbe quindi opportuno lasciare ad essi la decisione di avere o meno la facoltà di accedere e di partecipare al processo democratico nel luogo dove vivono stabilmente.

Noi pensiamo che questo sia un passo importante per raggiungere l’obbiettivo di una completa cittadinanza europea. In nome del principio di uguaglianza, l’assimilazione degli italiani allo status di cittadino tedesco a tutti gli effetti, non significherà affatto autocancellarsi ma, pur mantenendo tutti i connotati della propria identità, costruire un’identità italiana in una sfera laica ed europea.

In sintonia con quanto pronunciato dal Presidente della Repubblica Ciampi, che si è definito un “europeo residente in Italia”, in questo paese ci piacerebbe poter proclamare pacificamente “siamo europei residenti in Germania”.

Am 1. Januar 2000 hat die deutsche Bundesregierung die Gesetzesreform zum Staatsangehörigkeitsrecht verabschiedet. Als nach Deutschland migrierte Italiener betrifft es uns insofern, als wir dadurch die Möglichkeit zum Erwerb einer doppelten Staatsangehörigkeit haben, und somit eine grundlegende Verbesserung unserer Lebensbedingungen und eine komplette Integration der zweiten und dritten Generation möglich wird.

Die deutschen Institutionen informieren jedoch die in Deutschland lebenden Italiener (wie auch alle anderen Bürger der EU) nicht über die neuen Modalitäten und über die offensichtlichen politischen und sozialen Rechte, die der Erwerb der deutschen Staatsangehörigkeit mit sich bringt. Da ist z.B. das passive und aktive Wahlrecht, das nicht nur bei den nächsten Kommunalwahlen in Hamburg im kommenden September gilt, sondern auch für Landtagswahlen und die Bundestagswahlen im Oktober 2002. Außerdem garantiert es soziale Rechte. So braucht man z.B. keine Angst mehr davor zu haben, daß im Falle von Arbeitslosigkeit bzw. des Bezugs von Sozialhilfe anstehende Verlängerungen von Aufenthaltserlaubnissen oder -berechtigungen abgelehnt werden und man evtl. nach Italien ausgewiesen wird. Von diesem letztgenannten schwerwiegenden Phänomen der sozialen Diskriminierung waren in den letzten Jahren mehr als 500 Italiener betroffen, die vom Gesetz her als „europäische Ausländer“ behandelt wurden. Ein großes Hindernis bei der Integration der in Deutschland lebenden Italiener liegt jedoch im Widerstand der deutschen Seite, die Gesetzesreform voll umzusetzen. So sieht das Gesetz im Artikel 87, Paragraph 2 die doppelte Staatsangehörigkeit in gegenseitiger Anerkennung zwischen Deutschland und den anderen EU-Staaten vor.

Diese Möglichkeit wird durch die deutschen Institutionen behindert, die systematisch alle Anträge auf die deutsche Staatsangehörigkeit ohne Verzichtserklärung auf die italienische Staatsangehörigkeit ablehnen. Auf diese Weise reduzieren sie ihre Angst vor einer Antragsflut von in Deutschland lebenden Italienern auf die deutsche Staatsangehörigkeit. Denn schließlich geht es um fast 700.000 Personen!

Die deutschen Behörden beziehen sich bei dieser Vorgehensweise auf die 1963 von Italien und Deutschland unterschriebene Straßburger Konvention, die die Verringerung der Fälle von Mehrstaatigkeit und Wehrpflicht zum Ziel hat. Aber die veränderten gesellschaftlichen Entwicklungen lassen diese Frage der Loyalität zwischen den einzelnen EU-Staaten anachronistisch erscheinen und daher wäre eine Revision dieser Konvention wünschenswert. Die italienische Seite erkennt dagegen solche Fälle an: Man kann die italienische Staatsangehörigkeit zu bestimmten Bedingungen erwerben, ohne die Staatsangehörigkeit seines Herkunftslandes zu verlieren.

Wie aber wird sich die am 13. Mai gewählte italienische Regierung diesbezüglich verhalten?

Man kann sich leicht vorstellen, daß die neue „national-liberistische“ Regierung (à la Thatcher, Reagan, Bush etc.) alles tun wird, um ihr engstirniges Konzept einer Nation, die auf Blutsverwandtschaft und Abstammung statt auf der europäischen Idee basiert, zu verfolgen. Und daß sie uns zwingen wird, Italiener zu bleiben und nichts anderes als Italiener.

Zugegeben, die Einbürgerung für die 700.000 in Deutschland lebenden Italiener hat bisher wenig „Anziehungskraft“. Aber es ist auch wahr, daß fast sechzig Prozent von ihnen seit zwanzig Jahren permanent in Deutschland leben und arbeiten. Daher wäre es angemessen, ihnen die Entscheidung zu überlassen, ob sie an ihrem Wohnort Zugang und Möglichkeit zu demokratischen Prozessen haben möchten.

Wir halten dies für einen wichtigen Schritt in Richtung auf das Ziel einer europäischen Staatsangehörigkeit. Im Zuge der Verwirklichung eines Gleichheitsprinzips würde die Angleichung der Italiener an den Status deutscher Bürger (bei Beibehaltung der italienischen Staatsangehörigkeit) keine „Selbstauflösung“ bedeuten, sondern eine italienische Identität in einem europäischen Umfeld kreieren.

In Anlehnung an die Aussage des italienischen Ministerpräsidenten Ciampi, der sich selbst als „in Italien wohnhafter Europäer“ bezeichnet hat, wäre es schön, wenn wir ganz problemlos sagen könnten „wir sind in Deutschland wohnhafte Europäer“.