Umberto Eco

«... sì, lo so, non è la verità, ma in una grande Istoria si possono alterare delle piccole verità perché ne risalti la verità più grande». Ed è con questo pensiero che Eco ha iniziato a scrivere Baudolino.

„... ja, ich weiß es ja, die Wahrheit ist es nicht, aber in einem großen historischen Fresko können kleine Wahrheiten verändert werden, damit sich die große Wahrheit zeigt.“ Von diesem Gedanken ausgehend hat Umberto Eco angefangen, seinen Baudolino zu schreiben.

 
di Donatella Brioschi
Deutsch von Danielle Kühne
Nella suggestiva cornice della chiesa St. Johannis di Amburgo, di fronte ad un pubblico attento e silenzioso – con la regìa della locale Literaturhaus – il 20 settembre scorso Umberto Eco ha presentato Baudolino, il suo ultimo successo editoriale che, ancora una volta, ha per tema il periodo medievale. Non più ambientato come Il nome della rosa in un convento, bensì per le strade dell’Italia dei Comuni, teatro di incursioni, di battaglie, di violenze e di inganni. Un’Italia a volte immaginata nei libri di storia ma mai raccontata così da vicino come fa il protagonista del libro. Baudolino ci accompagna in un mondo di miserie dove si lotta ogni giorno per la sopravvivenza e per la libertà e l’amico Niceta, che diventerà il depositario del suo racconto, può essere tutti noi, lettori curiosi, che ascoltiamo la sua vita di picaro a fianco del grande Federico Barbarossa.

Figlio adottivo, considerato e rispettato per la sua capacità di essergli consigliere fidato quando gli altri della corte lo sono solo per timore, ama il padre al punto tale da convincerlo ad andare con lui a cercare in Oriente la figura del Presbyter Johannes, «... là nel regno dove non c’è Papa che possa oscurare la potenza di un sovrano». Baudolino è un bugiardo e seguendo le parole del suo maestro, il vescovo Ottone, che gli dice «... non devi testimoniare ciò che ritieni falso, ma devi testimoniare falsamente ciò che credi vero», si mette alla ricerca di questo personaggio che neppure lui sa fino a che punto sia verità o fantasia. Frutto come sempre di letture approfondite di documenti e di testimonianze dell’epoca, Eco ha raccontato che Federico Barbarossa alla fine gli è sembrato un personaggio patetico, quasi simpatico nella sua infelicità, un uomo che non ha realizzato i suoi sogni e proprio per questo motivo spera che il pubblico lo rivaluti e gli si affezioni, come è capitato a lui. Anche la beffa che gli Alessandrini giocano all’Imperatore ridimensiona la sua fama di cattivo. Sanno, sia il truffato che i truffatori, che l’inganno è vicendevole e che la conquista o la difesa del territorio vanno affrontati esclusivamente con le sottili armi dell’astuzia. E Federico perde, ma non agli occhi del lettore che lo vede sotto una luce nuova, come personaggio solo e quasi rassegnato.

«Le date storiche in un romanzo – dice Eco – debbono rimanere, ma posso anche inventare che Federico sia andato alla Crociate, anche se in questo caso ci è andato davvero. Ma è una mia scelta. Certamente il romanzo storico è un bel banco di prova, la fantasia è consentita ma non del tutto e non ci deve essere un cambiamento storico. Io ho scritto tre romanzi: Il nome della rosa, L’isola del giorno prima, Baudolino. Sembrano fatti verosimili, tutti e tre hanno delle cose incredibili che sembra impossibile siano vere e invece sono davvero accadute; tutti si sono divertiti credendo che fosse un’invenzione». Anche nel linguaggio delle prime pagine che Baudolino legge su una pergamena c’è l’imitazione del dialetto, il modo di parlare dell’epoca, anche le reliquie che cita sono davvero esistite. Il protagonista fa la storia a modo suo, tramite i documenti che possiede. «Anche Ottone scrive di Federico e scrivere la storia – dice Eco – è scrivere un racconto, scegliere una prospettiva, selezionare ciò che è pertinente e quello che va eliminato». Ci sono pagine di vera poesia come l’incontro di Baudolino con Ipazia, una creatura del bosco o momenti di mistero quando rimane in sospeso la strana morte di Barbarossa e solo alla fine verrà svelata.

A conclusione della serata, una lunga fila di persone si è presentata allo scrittore davanti all’altare che, per l’occasione, sembrava il giusto scenario per omaggiare la cultura. Pazientemente Eco ha firmato autografi e ha trovato anche il tempo di parlare con noi di Contrasto.

Vor einem aufmerksamen, stillen Publikum hat Eco am 20. September 2001 in der Hamburger Johanniskirche, die ihm als passender Rahmen diente, seinen bisher letzten Verlagserfolg Baudolino vorgestellt, dessen Thema von neuem das Mittelalter ist. Initiator dieser Veranstaltung war das Literaturhaus am Schwanenwik. Die Szenerie ist dieses Mal kein Kloster wie im Roman Der Name der Rose, sondern die Straßen des Italiens der Kommunen als Bühne von Überfällen, Schlachten, Gewalt und Betrug. Ein Italien, wie es manchmal in den Geschichtsbüchern dargestellt wird, aber doch nie so „hautnah“ erzählt, wie es der Protagonist Baudolino im Buch tut. Er führt uns in eine Welt der Armut, in welcher jeden Tag ums Überleben und für die Freiheit gekämpft wird. Sein Freund Niceta – der spätere Bewahrer Baudolinos Erzählung – horcht dessen Ausführungen als Schelm an der Seite von Barbarossa, so wie wir es tun, die neugierigen Leser.

Baudolino, der Adoptivsohn Barbarossas, wird geschätzt und respektiert für seine Fähigkeit, ein treuer Berater zu sein, während die Anderen am Hofe nur aus Angst Berater sind. Er liebt den Vater so sehr, daß er ihn überzeugen kann, mit ihm zusammen im Orient die Gestalt des Presbyters Johannes zu suchen, „... dort im Reich, wo kein Papst ist, der die Macht eines Herrschers schmälern könne“.

Baudolino ist ein Lügner, und den Worten seines Meisters, dem Bischof Ottone, folgend, der ihm sagt „... du sollst nicht Zeugnis ablegen von dem, was du für falsch hältst, sondern von dem, was du für wahr hältst, ein falsches Zeugnis ablegen“, geht er auf die Suche nach dieser Figur des Johannes, von der er nicht einmal weiß, ob sie wirklich oder erfunden sei.

Eco erzählt den Hamburger Zuhörern, daß ihm – nachdem er sich in Dokumente und Zeugnisse der Zeit vertieft hatte – Barbarossa schließlich wie eine pathetische Figur vorkam, fast sympathisch in seinem Unglück; wie ein Mann, der seine Träume nicht verwirklichen konnte. Deshalb hofft er, daß die Zuhörer ihn wieder zu schätzen lernen, ihn liebgewinnen, wie er. Auch der Spott, den die Einwohner von Alessandria mit dem Kaiser treiben, ändert etwas an Barbarossas Ruf, böse zu sein. Beide wissen doch, der Betrogene und die Betrüger, daß die Täuschung eine gegenseitige ist und daß nur mit den subtilen Waffen der List ein Territorium zu verteidigen und zu erobern ist. Barbarossa verliert zwar, aber nicht in den Augen der Leser, die ihn unter einem neuen Licht sehen, als eine Figur, die sich fast ihrem Schicksal gefügt hat.

„In einem Roman müssen die historischen Daten bleiben, – sagt Eco an diesem Abend – aber ich habe die Freiheit zu erfinden, daß Barbarossa an einem Kreuzzug teilgenommen hat; auch wenn er in diesem Fall tatsächlich daran teilgenommen hat. Aber es ist meine Entscheidung. Sicherlich, der historische Roman ist eine gute Bewährungsprobe, die Fantasie ist zugelassen, aber nicht völlig, die Zeit muß stimmen. Ich habe drei Romane geschrieben: Der Name der Rose, Die Insel des Tages davor, Baudolino. Die Tatsachen wirken echt, alle drei Romane beinhalten unglaubliche Dinge; es scheint unmöglich, daß sie wahr sind und doch sind sie geschehen. Alle Leser haben aber geglaubt, sich dabei an einer Erfindung zu erfreuen.“

Auch die Sprache am Romananfang – das Pergament, das Baudolino liest, ist die Nachahmung des Dialekts, der damaligen Art zu sprechen. Die Reliquien, die er darin erwähnt, gab es wirklich. Die Hauptperson gestaltet die Geschichte nach seinem Gutdünken, mittels der Dokumente, die er besitzt. „Selbst Bischof Ottone schreibt über Barbarossa, und Geschichte schreiben – sagt Eco – ist erzählen, eine Perspektive wählen, sortieren, was passend ist und was ausgeschlossen werden soll“.

Es gibt jedoch Seiten von echter Dichtung, wie die Begegnung von Barbarossa mit Ipazia, einem Geschöpf aus dem Wald oder die geheimnisvollen Augenblicke, in denen der seltsame Tod von Barbarossa ungewiß bleibt, bis er am Ende offenbart wird.

Am Ende der Lesung treten viele Leute zum Schriftsteller vor den Altar, der wie die richtige Kulisse zur Huldigung der Bildung wirkte. Eco gibt Autogramme und er nimmt sich auch die Zeit, mit uns von Contrasto zu sprechen.


Intervista / Interview

Professor Eco quali autori italiani moderni consiglierebbe al pubblico tedesco?

Da quando ho iniziato a scrivere romanzi sono incapace di leggere quelli degli altri. Non leggo molto i contemporanei, ma piuttosto i libri del secolo scorso. Però, uno dei più moderni che ho letto quest’estate è Niccolò Ammaniti e mi è piaciuto molto. Poi ci sono dei buoni libri tradotti.

A questo proposito, vorremmo chiederle qual e il suo rapporto con i traduttori?

Sto per pubblicare un libro che è tutto sulla mia esperienza di traduzione. Saranno otto conferenze che terrò a Oxford la prossima primavera e poi uscirà l’edizione italiana. Non sarà un libro teorico, la teoria verrà fuori dagli esempi che faccio riguardo la mia collaborazione con i traduttori.

Quindi, Lei segue i traduttori?

Sì, anche quello giapponese perché, se il traduttore è bravo, riesce a spiegare qual è il problema che ha nella sua lingua anche se io non la conosco. Ho collaborato, per esempio, molto bene con la traduttrice russa anche se non so il russo.

C’è dunque sempre una supervisione del suo lavoro quando viene affidato ad un traduttore?

Certo, del mio caso parlavo l’anno scorso con un mio collega che diceva che non gli era mai saltato in mente di preoccuparsi delle traduzioni, pensando che andassero avanti da sole. Ora però ci ha riflettuto.

Qual è, se c’è, il libro che l’accompagna sempre nei suoi viaggi?

Oh no, per fortuna non c’è un libro preciso, altrimenti sarei un imbecille a leggere sempre le stesse cose!

Sì, però ci si può sempre attingere qualcosa...

Certo, ci sono libri a cui si ritorna sempre. In questo momento, per finalità mie, porto sempre con me un poeta che ho letto tante volte e che ho in mente per qualcosa. Poi, c’è la Divina Commedia… ma ce l’ho su Internet. Forse la domanda è piuttosto: chi mi ha influenzato di più. E allora rispondo dicendo che un autore mi ha influenzato quando avevo vent’anni, un altro quando ne avevo quaranta, un altro a cinquanta.

Lui sorride, ma è sfinito. Non ci sentiamo di chiedergli altro. Al prossimo libro, allora, e grazie.

Professor Eco, welche modernen Autoren würden Sie dem deutschen Publikum empfehlen?

Seitdem ich angefangen habe, Romane zu schreiben, kann ich die Romane der Anderen nicht mehr lesen. Ich lese wenig zeitgenössische Schriftsteller, eher die Bücher des letzten Jahrhunderts. Dennoch habe ich in diesem Sommer einen modernen Schriftsteller gelesen, Niccolò Ammaniti, und er hat mir sehr gut gefallen. Es gibt außerdem auch gute Übersetzungen von ausländischen Autoren.

In dieser Hinsicht möchten wir Sie über Ihr Verhältnis zu den Übersetzern fragen.

Demnächst veröffentliche ich ein Buch über meine Erfahrungen als Übersetzer. Im nächsten Frühling werde ich in Oxford acht Vorträge halten, dann kommt die italienische Ausgabe heraus. Es wird kein theoretisches Buch sein, ich werde viele Beispiele aus der Zusammenarbeit mit den Übersetzern geben.

Also gehen Sie den Arbeiten der Übersetzer nach?

Ja, sogar dem japanischen Übersetzer; denn wenn der Übersetzer gut ist, gelingt es ihm, mir zu erklären, welches Problem sich in seiner Sprache stellt, auch wenn ich seine Sprache nicht kann. Ich habe zum Beispiel mit der russischen Übersetzerin sehr gut zusammengearbeitet, auch wenn ich kein Russisch kann.

Gibt es immer eine Überprüfung Ihrer Arbeit, nachdem sie einem Übersetzer anvertraut wurde?

Sicher. Voriges Jahr sprach ich mit einem Kollegen, der mir sagte, sich nie mit den Übersetzungen seines Werkes beschäftigt zu haben, da er dachte, es ginge gut von allein. Jetzt allerdings hat er darüber nachgedacht.

Welches Buch, wenn es eins gibt, begleitet Sie immer während Ihrer Reisen?

Es gibt kein bestimmtes Buch, sonst wäre ich wohl ein Dummkopf, der immer dieselben Dinge liest.

Ja, dennoch kann man immer etwas entnehmen...

Sicher, es gibt Bücher, auf die ich immer zurückgreife. Jetzt trage ich immer das Buch eines Dichters bei mir, den ich so oft gelesen habe und der mir bei jeder Gelegenheit gegenwärtig ist. Dann gibt es auch noch die Göttliche Komödie... aber die habe ich im Internet abrufbar. Eher sollte man mich nach den Autoren fragen, die mich am meisten beeinflußt haben. Dann lautet meine Antwort, einer hat mich beeinflußt, als ich 20 Jahre alt war, ein anderer mit 40, noch ein anderer, als ich 50 Jahre alt war.

Er lächelt, ist aber erschöpft. Wir sehen davon ab, ihm noch weitere Fragen zu stellen. Dann bis zum nächsten Buch und vielen Dank.