Das Goethe-Institut Alte und neue Aufgaben der Goethe-Institute in aller Welt
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di Donatella Brioschi |
Übersetzt von Martin Steindor |
| Se
a Milano cercate la sede del Goethe Institut, la troverete in Via S. Paolo,
10 presso Palazzo Spinola, un edificio del tardo Cinquecento a pochi passi
dal Duomo.
È una delle sette sedi italiane, oltre a Torino, Genova, Trieste, Roma, Napoli e Palermo, incaricata dal Governo tedesco di rappresentare ufficialmente la Germania allestero dal punto di vista culturale e linguistico. Ente morale, senza scopo di lucro, ha 151 Istituti in 78 Paesi del mondo, di cui 17 solo in Germania. E, come ci dice il dottor Kajo Niggestich, direttore dellIstituto milanese, per lestero cè anche il sostegno del Ministero per gli Affari Esteri. Le sue esperienze di studio e di lavoro sono molto interessanti. Dopo aver terminato il dottorato di ricerca in lingua e letteratura spagnola con una tesi su Jorge Luis Borges presso lUniversità di Göttingen, Kajo Niggestich soggiorna in Francia, in Spagna e in Argentina. La sua attività presso i vari Goethe Institut è scandita da un aspetto curioso: il numero sette sembra essere il suo portafortuna. Da Stuttgart a Tokyo con funzioni di capoufficio stampa, poi a Barcellona, i suoi incarichi scadono sempre ogni sette anni. Ora è da due anni a Milano ma spera di restarci altri cinque per consolidare questa piacevole superstizione. «Quando fu fondata la prima sede in Germania del Goethe Institut?» «La prima è nata a Monaco nel 1951 e poi nelle località più piccole. Le grandi città erano in parte ancora in fase di ricostruzione postbellica. Dopo cè stata uninversione: nelle piccole città dove non cerano università o programmi culturali le sedi sono state chiuse per aprirle, invece, nelle grandi città e nelle cittadine universitarie come Rothenburg, Schwäbisch Hall e Murnau, che sono oggi i nostri Istituti più antichi. Allestero siamo presenti dal 1952». «Ho notato che non cè una sede ad Amburgo. Come mai?» «Cè a Brema, però. In realtà la tendenza attuale è di frammentare il numero di allievi, in quanto la nostra è unattività stagionale in fermento da giugno a settembre, poi è molto ridotta negli altri mesi. Quindi privilegiamo le piccole sedi per essere più vicini alla domanda. LIstituto sta vivendo un cambiamento per entrare in una struttura diversa. I corsi, infatti, prima erano di due mesi, adesso sono di una o due settimane. Molto importante è anche lo spazio dedicato alla programmazione culturale. Poi, ci sono corsi su misura per venire incontro alle esigenze di ciascuno: economia, letteratura, traduzione, comprensione di testi, commercio». «Ci sono differenze fra i programmi delle sedi italiane e quelle della Germania?» «Assolutamente no. Se un allievo di Milano vuole andare per un periodo in Germania, nelle nostre sedi troverà gli stessi tipi di corsi. Noi lo sottoponiamo a una verifica delle sue conoscenze linguistiche e lo consigliamo. Inoltre ora su Internet ci sono molti link con i nostri programmi». «In Italia ci sono sette sedi, ma tre di questi Istituti sono stati ridimensionati». «Sì, purtroppo lanno scorso volevano chiudere la sede di Genova ed è stato solo grazie allintervento dei cittadini genovesi se questo non è avvenuto. Una delegazione si è recata a Monaco e a Bonn per chiedere di ripensarci. Tutto ciò è stato decisivo per la salvezza dellIstituto. Tre anni fa hanno rischiato la stessa sorte anche le sedi di Trieste e Palermo. Si sono salvate, anche se non hanno più le stesse funzioni di prima. Ora allinterno dei tre Istituti cè unassociazione indipendente, sovvenzionata dal Governo tedesco, che si occupa dei corsi di lingua con tutte le garanzie di svolgimento didattico del Goethe Institut. Cè inoltre un settore chiamato pedagogische Verbindungsarbeit (corsi di aggiornamento per gli insegnanti) con seminari e consulenze didattiche. La programmazione culturale invece è sempre gestita dal nostro Istituto. «In ogni biblioteca tedesca già ora ci si può informare per via telematica sui libri disponibili e reperibili. Lo stesso avviene in Italia. Rimarrà un servizio gratuito?» «Pensiamo in futuro di stabilire una quota non molto alta per luso della biblioteca. Purtroppo attualmente anche il Goethe Institut è sottoposto a dei tagli e quindi dovremo prendere questa decisione». «Unultima domanda, molto spinosa: che posizione ha assunto il Goethe Institut in merito alla tanto discussa riforma ortografica tedesca?» «In questi anni si è parlato a lungo del problema che non riguarda solo la Germania, ma anche lAustria e la Svizzera. In qualche modo si è sempre cercato di rimandare la discussione. I tedeschi sono abbastanza divisi sulla questione. Personalmente credo che sia, per molti aspetti, una riforma inattuabile. Questestate la Frankfurter Allgemeine ha innescato un dibattito, intervistando molti personaggi importanti di ogni campo del sapere, e alla fine tutti sono stati concordi nellaffermare che non condividono lo spirito della riforma. In fondo, una lingua e la sua ortografia sono in continua evoluzione, comunque. Non vedo la necessità di fare dei cambiamenti così radicali. Si rischia solo di confondere ulteriormente la gente, anziché aiutarla. Lanno scorso, ho riunito il corpo insegnante e lho informato sul fatto che si sarebbero dovute introdurre le nuove regole. Ma la cosa è stata ignorata. Una reazione simpatica, a mio parere. Ognuno, quindi, è libero di fare come crede. Certo che adesso, prima di dire che una parola è scritta in modo errato, bisognerà essere molto cauti » |
Die
Niederlassung des Goethe-Instituts in Mailand finden Sie in der Via S. Paolo
10, neben dem Palazzo Spinola, einem Gebäude aus dem späten 15.
Jahrhundert, wenige Schritte vom Dom entfernt. Es ist eines von sieben
Einrichtungen in Italien, deren Aufgabe es ist, die deutsche Kultur und Sprache
im Ausland offiziell zu repräsentieren. Weitere Institute befinden sich
in Turin, Genua, Triest, Rom, Neapel und Palermo. Das Goethe-Institut ist
eine nicht gewinnorientierte gemeinnützige Einrichtung mit 151
Niederlassungen in 78 Ländern, davon 7 allein in Deutschland.
Wie uns der Leiter des Mailänder Goethe-Instituts, Dr. Kajo Niggestich, berichtet, werden die Einrichtungen im Ausland vom deutschen Aussenministerium unterstützt. Dr. Niggestich hat einen sehr interessanten Ausbildungs- und Lebensweg hinter sich. Nach Abschluß seiner Promotion auf dem Gebiet der spanischen Literatur und Sprache an der Universität Göttingen mit einer Doktorarbeit über Jorge Luis Borges folgten Aufenthalte in Frankreich, Spanien und Argentinien. Seine Tätigkeit bei den verschiedenen Goethe-Instituten hat einen kuriosen Aspekt: die Zahl sieben scheint sein Glücksbringer zu sein. Von Stuttgart über Tokio, wo er die Öffentlichkeitsarbeit leitete, bis Barcelona seine Tätigkeiten endeten stets nach Ablauf von sieben Jahren. Seit zwei Jahren ist er jetzt in Mailand und hofft, dort weitere fünf Jahre zu verbringen, um seinen liebgewonnenen Aberglauben zu festigen. Wann wurde das erste Deutsche-Institut in Deutschland gegründet? Die erste Niederlassung wurde 1951 in München gegründet, anschließend weitere in kleineren Städten. Die Großstädte befanden sich nach dem Krieg noch in der Phase des Wiederaufbaus. Später kehrten sich die Verhältnisse um: in den kleineren Orten, wo es keine Universität oder andere Kulturprogramme gab, wurden die Institute geschlossen, um in großen Städten und Universitätsstädten wie Rothenburg, Schwäbisch Hall und Murnau neue Niederlassungen zu eröffnen. Die letztgenannten sind unsere ältesten Institute. Im Ausland sind wir seit 1952 vertreten. Mir ist aufgefallen, daß es kein Goethe-Institut in Hamburg gibt. Warum? Es gibt allerdings ein Institut in Bremen. Im Moment gibt es Bestrebungen, die Zahl der Schüler besser auf die Institute aufzuteilen. Unsere Tätigkeit hängt sehr stark von der Jahreszeit ab. Sie konzentriert sich besonders auf die Monate Juni bis September, während sie in den anderen Monaten erheblich geringer ist. Deswegen fördern wir die kleinen Niederlassungen, um der Nachfrage besser gerecht zu werden. Das Institut wird zur Zeit in diesem Sinne umstrukturiert. Die Kurse, die früher über einen Zeitraum von zwei Monaten liefen, dauern jetzt eine oder zwei Wochen. Einen sehr hohen Stellenwert hat dabei die Vermittlung der Kultur. Weiter werden Kurse nach Maß angeboten, um den individuellen Themenwünschen der Teilnehmer zu entsprechen: Wirtschaft, Literatur, Übersetzung, Textverständnis, Handel. Gibt es Unterschiede zwischen den Angeboten der Institute in Italien und in Deutschland? Keineswegs. Wenn ein Schüler aus Mailand für eine gewisse Zeit nach Deutschland gehen möchte, findet er in unseren Niederlassungen die gleichen Kurse. Wir prüfen seine Sprachkenntnisse und beraten ihn. Übrigens finden sich im Internet zahlreiche Links zu unseren Angeboten. In Italien gibt es sieben Niederlassungen, aber drei dieser Institute sind verkleinert worden. Ja, im letzten Jahr wollte man leider die Niederlassung in Genua schließen; dies wurde allein dank der Intervention der dortigen Einwohner verhindert. Eine Delegation begab sich nach München und Bonn mit der Bitte, diese Entscheidung zu überdenken. Dies war entscheidend für die Rettung des Instituts. Vor drei Jahren drohte den Niederlassungen in Triest und Palermo das gleiche Schicksal. Auch sie wurden gerettet, wenngleich sie nicht mehr die gleichen Funktionen wie vorher ausüben. Jetzt gibt es innerhalb dieser drei Institute eine unabhängige, von der deutschen Regierung unterstützte Organisation, die die Sprachkurse unter garantierter Einhaltung des didaktischen Konzeptes des Goethe-Instituts durchführt. Darüberhinaus werden im Rahmen des Aufgabenbereichs pädagogische Verbindungsarbeit Seminare und didaktische Beratung angeboten. Die Vermittlung der Kultur ist jedoch nach wie vor Aufgabe unseres Instituts. In jeder deutschen Bibliothek kann man Literatur in Online-Datenbanken suchen; auch in Italien wird dies angeboten. Wird so etwas auch in Zukunft kostenlos sein? Wir denken daran, in Zukunft eine geringe Gebühr für die Benutzung der Bibliothek zu erheben. Leider ist auch das Goethe-Institut derzeit von Einsparungen betroffen, so daß wir zu derartigen Maßnahmen gezwungen sind. Eine letzte, etwas delikate Frage: welche Position hat das Goethe-Institut in der Diskussion über die Reform der deutschen Rechtschreibung bezogen? In den letzten Jahren wurde viel über dies Problem gesprochen, das nicht nur Deutschland, sondern auch Österreich und die Schweiz betrifft. In gewisser Weise hat man immer wieder versucht, die Diskussion neu aufzurollen. Ich persönlich glaube, daß diese Reform nicht umsetzbar ist. In diesem Sommer hat die Frankfurter Allgemeine eine Debatte entfacht, indem sie zahlreiche Persönlichkeiten aus jedem Fachgebiet befragte. Alle waren sich darin einig, daß sie die mit der Reform verfolgte Absicht nicht teilten. Im Grunde ändert sich jede Sprache und ihre Orthographie mit der Zeit ohnehin. Ich sehe keine Notwendigkeit für eine derartig radikale Änderung. So etwas stiftet letztlich mehr Verwirrung, als daß es irgendwem hilft. Im vergangenen Jahr habe ich das versammelte Lehrkollegium von der Pflicht zur Einführung der neuen Regeln unterrichtet. Aber die Sache wurde ignoriert. Eine sympathische Reaktion, wie ich meine. So kann jeder verfahren, wie er es für richtig hält. Sicherlich wird man jetzt vorsichtiger sein müssen bei der Behauptung, ein Wort sei falsch geschrieben... |
Info: www.goethe.de/it