Paolo Maurensig

Per lo scrittore ciò che conta nella vita è crearsi delle alternative. Come in un gioco a scacchi, la mossa giusta si realizza nella nostra concentrazione. Ma per arrivarci bisogna studiare tutte le possibili varianti.

Für den Schriftsteller zählt es, sich im Leben Alternativen zu schaffen. Wie beim Schachspiel verwirklicht sich der richtige „Zug“ durch unsere Konzentration. Soll es gelingen, ist es nötig, alle möglichen Varianten abzuwägen.

 
di Donatella Brioschi
Deutsch von Danielle Kühne
La passione per la scrittura, per la verità, era già inossata fin dall’adolescenza, ma è solo alla soglia dei cinquant’anni che Paolo Maurensig ottiene il pieno successo con la vendita di 100.000 copie. E questo gli consente di prendere un’aspettativa dal suo lavoro di agente di cambio. Concentrato nella sua passione, nonostante una decina di rifiuti da parte delle case editrici, ha continuato a scrivere senza però perdere di vista il lavoro che gli consentiva di coltivare il suo interesse per la letteratura. Per chi ritiene che sia troppo tardi cimentarsi in nuove imprese, quest’uomo è l’esempio di come valga la pena tentare di scardinare certi luoghi comuni. Qualche secolo prima anche Theodor Fontane, quasi alla sua stessa età e dopo aver trascorso alcuni anni dietro il bancone di una farmacia, raggiunse la piena maturità di narratore e le sue opere sono lette ancora oggi nell’ambiente letterario europeo.

A lanciare Maurensig al grande pubblico è stato La variante di Lüneburg, pubblicato nel 1993 in Italia da Adelphi, una casa editrice che difficilmente sbaglia i suoi investimenti. E l’intuito di questa scelta è stato vincente, non solo perché l’autore è stato insignito di parecchi riconoscimenti, ma anche perché Heyne ha deciso di pubblicare tre suoi libri in Germania. La città di nascita, Gorizia, lo ha forse aiutato a rendere le trame dei suoi libri più vicine al gusto mitteleuropeo, con quell’ambiente un po’ malinconico e decadente che racchiude un modo di vivere ormai lontano ma rimpianto con struggimento da grandi scrittori del secolo scorso come Stefan Zweig. E proprio lo scrittore austriaco e Maurensig sembrano avere qualcosa in comune per la trame della Variante di Lüneburg, ma non solo. Anche l’autore cinese Acheng con Il re degli scacchi, dall’altra parte del globo, in un mondo culturalmente tanto diverso da quello europeo, nel 1988 sentiva la necessità d’imperniare il suo racconto intorno ad una scacchiera. Tutti e tre gli scrittori fanno dipendere la vita dei loro personaggi da un gioco dove si mischiano odio e rivalità sopite. Intervistato anni fa, Maurensig raccontò che la sua stessa passione per quel gioco gli diede l’occasione, nel suo primo libro, di parlare ancora una volta di una delle pagine più atroci del secolo scorso e di fare un excursus storico sui grandi scacchisti che fecero epoca prima della seconda guerra mondiale. E il titolo nasce da una partita disputata proprio a Lüneburg dallo scrittore oltre vent’anni fa.

Il suo secondo libro, Canone inverso (1996), parla di un’altra sua passione: la musica. Infatti è un violinista a condurre l’azione inizialmente, seguito poi da una serie di personaggi che compaiono come se, tra le pagine del libro, si aprissero tante porte che ci conducono alla soluzione del giallo. Da questa storia nasce l’anno scorso una versione cinematografica, con la regia di Ricky Tognazzi, che non passa inosservata: non è facile rappresentare i tanti “coperchi” che aprono la serie di scatole, l’ultima delle quali contiene l’essenza della trama, e che caratterizzano lo stile dell’autore. Sappiamo quanto raramente la nostra fantasia, dopo aver letto un libro, riesca a planare su immagini concrete quando si tratta di vederle sullo schermo. La produzione di questo scrittore che, per sua ammissione, sostiene di essere stato influenzato dalle letture di Roth, Bernard, Zweig, Dürrenmatt, oltre a Nabokov e Faulkner, è proseguita in questi anni con altri due romanzi: La meridiana e la sua ombra (1998) e, a distanza di pochi mesi, con Venere lesa. Nessuno dei due però sembra così coinvolgente come i precedenti. Del resto, anche ad altri scrittori è capitato di scivolare su un intreccio “debole” e a volte, come in una partita a scacchi, si perde. Ma un buon giocatore cerca sempre la rivincita e i lettori attendono la sua prossima mossa.

Schon als Jugendlicher spürte er eine Leidenschaft für das Schreiben, aber erst mit circa 50 Jahren hat Paolo Maurensig vollen Erfolg geerntet, nachdem er 100.000 Exemplare verkaufte. Dies ermöglichte ihm, sich von seinem Beruf als Börsenmakler beurlauben zu lassen. Seiner Leidenschaft „frönend“, hatte er zuvor – trotz mehr als zehn Absagen von Verlagen – weiter geschrieben, ohne jedoch seinen Beruf aus den Augen zu verlieren, der es ihm gerade möglich machte, sein Interesse für die Literatur ohne Geldsorgen zu pflegen. Dieser Mann beweist denjenigen, die denken, es sei zu spät, um sich etwas Neues im Leben vorzunehmen, daß es sich lohnt, mit gewissen Gemeinplätzen aufzuräumen. Hatte nicht schon Fontane vor einigen Jahrhunderten im selben Alter die volle schriftstellerische Reife erreicht, nachdem er manche Jahre in seiner Apotheke verbracht hatte? Und werden nicht heute noch seine Werke von Literatur-Interessierten gelesen?

Der Roman Die Lüneburg-Variante erschien 1993 bei dem Verlag Adelphi in Italien, der sich selten bei der Wahl seiner Autoren irrt. Die Intuition, die zu dieser Entscheidung führte, ist ein richtiger „Treffer“ gewesen; nicht nur, weil der Autor daraufhin viel Anerkennung bekam, sondern auch, weil daraufhin der Heyne-Verlag in Deutschland beschloß, drei Bücher von ihm zu veröffentlichen.

Maurensigs Heimatstadt, Gorizia (in der Region Friaul gelegen), trug vielleicht dazu bei, seine Bücher dem mitteleuropäischen Empfinden anzunähern, mit jener melancholischen, etwas dekadenten Atmosphäre, die eine Lebensart verbirgt, die jetzt weit entfernt erscheint, aber die von großen Schriftstellern aus dem vorigen Jahrhundert, wie Stefan Zweig, schmerzlich vermisst wurde. In der Tat scheinen der österreichische Dichter und Paolo Maurensig durch die Handlung der Lüneburg-Variante etwas Gemeinsames zu haben. Aber nicht nur die beiden. Auch der chinesische Autor Acheng, der aus einer gänzlich anderen Kulturwelt kommt, stützt die Handlung seines 1988 erschienenen Buches Der Schachkönig auf das Thema einer Schachpartie. Alle drei Schriftsteller lassen das Leben ihrer Personen von einer Schachpartie abhängen, in dem sich Haß und Rivalität vermischen. Während eines Interviews vor einigen Jahren erzählte Paolo Maurensig, daß ihm die Leidenschaft für das Schachspiel die Gelegenheit bot, in seinem ersten Buch noch einmal über eins der grausamsten Kapitel des 20. Jahrhunderts zu schreiben und außerdem über die größten Schachspieler vor dem Zweiten Weltkrieg zu berichten. Der Titel Die Lüneburg-Variante rührt von einer Schachpartie her, die der Autor vor mehr als 20 Jahren eben in Lüneburg spielte.

In seinem zweitem Buch Spiegelkanon (1996) schreibt er über seine zweite Leidenschaft: Die Musik. Am Anfang des Romans führt ein Geiger in die Handlung, von mehreren Personen schließlich gefolgt, die auftreten, als ob sich zwischen den Buchseiten so viele Türen öffnen würden, die uns zur Lösung des Krimis leiten. Voriges Jahr hat Ricky Tognazzi nach diesem Roman einen Film gedreht, der auf große Aufmerksamkeit gestoßen ist. Es ist nicht einfach, die vielen „Deckel“ darzustellen, die eine Reihe von Schachteln öffnen. Die letzte enthält die Quintessenz der Romanhandlung; diese Schreibart kennzeichnet den Stil dieses Autors. Wir wissen, nachdem wir ein Buch gelesen haben, wie selten es unserer Phantasie gelingt, über die konkreten Bilder hinauszugehen, wenn wir sie auf der Leinwand sehen. Der Autor, der erklärt, von Roth, Zweig, Dürrenmatt, Nabokov und Faulkner beeinflußt worden zu sein, hat während der letzten Jahre zwei weitere Romane geschrieben, 1998 Der Schatten und die Sonnenuhr und wenig später Sommerspiel. Keiner der zwei Romane scheint so fesselnd zu sein wie die früheren. Übrigens passiert es auch anderen Autoren wegen einer schwachen Handlung auszurutschen und wie bei einer Schachpartie Verlierer zu sein. Aber ein guter Spieler sucht immer die Revanche und die Leser warten schon auf den nächsten Zug.


Da/Aus La variante di Lüneburg

... Sembra che l’invenzione degli scacchi sia legata a un fatto di sangue. Narra infatti una leggenda che quando il gioco fu presentato per la prima volta a corte il sultano volle premiare l’oscuro inventore esaudendo ogni suo desiderio. Questi chiese per sé un compenso apparentemente modesto, di avere cioè tanto grano quanto poteva risultare da una semplice addizione: un chicco sulla prima delle sessantaquattro caselle, due chicchi sulla seconda, quattro sulla terza, e così via...

Ma quando il sultano, che aveva in un primo tempo accettato di buon grado, si rese conto che a soddisfare una simile richiesta non sarebbero bastati i granai del suo regno, e forse neppure quelli di tutta la terra, per togliersi dall’imbarazzo stimò opportuno mozzargli la testa.

La leggenda sottace il fatto che quel sovrano dovette pagare in seguito un prezzo ben maggiore: egli si appassionò al nuovo gioco fino a smarrirne la ragione. L’esosità del mitico inventore, infatti, è pari solo a quella del gioco stesso...

... Es scheint, als ob die Erfindung des Schachspiels eng mit einer Bluttat zusammenhängt. Der Sage nach wollte nämlich der Sultan, als ihm das Spiel erstmals am Hof vorgeführt wurde, den obskuren Erfinder damit belohnen, dass er ihm jeden Wunsch erfülle. Dieser erbat sich als – auf den ersten Blick bescheidene – Belohnung, so viele Weizenkörner, wie sich aus der folgenden einfachen Addition ergeben: Ein Korn auf dem ersten der vierundsechzig Spielfelder, zwei Körner auf dem zweiten, vier auf dem dritten, u.s.w.

Der Sultan aber, der sich auf dieses Gesuch zunächst willig eingelassen hatte, merkte bald, dass die Gesamtheit der in seinem Reich befindlichen Weizenfelder und vielleicht sogar die der ganzen Welt nicht ausreichen würden, um sein Versprechen einzulösen. Um sich deshalb keinen Peinlichkeiten auszusetzen, ließ er dem Erfinder einfach den Kopf abschlagen.

Von der Sage verschwiegen wird aber die Tatsache, dass der Souverän später einen weitaus höheren Preis bezahlen musste: Er verfiel dem neuen Spiel und verlor daran den Verstand. Die Gier des mysthischen Erfinders wird in der Tat nur noch von der des Spiels selbst übertroffen...