-   Aufgespießt

Guerre e terremoti

 
di Paolo Moriconi
Übersetzt von Christiane Haft
Si disse: «vincere e vinceremo!». Infatti abbiamo vinto.

Cosa? Ma che già non ve la ricordate più? La guerra! Ma come... se n’è parlato tanto, telegiornali dibattiti, discussioni sugli autobus e a tavola, qualcuno comprò addirittura uno o due giornali extra... e ora non se la ricorda più nessuno. Sveglia! Abbiamo fatto la guerra e abbiamo vinto! Abbiamo occupato, abbiamo distribuito cioccolata e sigarette, e come da vecchia tradizione americana, abbiamo consegnato la zona contesa alla mafia locale.

Ed ora? Dopo tutte le botte prese tra guerre mondiali varie, Vietnam, Somalia e compagnia, dovremmo esultare.

E invece sembra che qui la cosa non interessi a nessuno. Forse la coscienza tanto a posto non ce l’abbiamo... brutta cosa la coscienza quando si fanno le guerre!

Per fortuna telegiornali e stampa ci hanno velocemente distratto con nuovi scoop: ultimamente Dio (o Allah, o la natura, o madam La Sfiga, come volete voi) ci ha mostrato come in pochi secondi si possa mettere in ginocchio un paese e quanto sia invece ben più duro e penoso il lavoro di cercare di salvare una, una sola vita di un povero sventurato finito sotto le macerie senza autorizzazione.

Strano notare che nessun giornalista “accreditato” abbia osato fare il paragone. Forse un po’ di vergogna l’abbiamo provata, prima di cambiare canale a caccia di qualche notizia un po’ più sanguinolenta.

Es hieß: „Sieg! Wir werden siegen!“ Tatsächlich haben wir gewonnen. Was? Ja, erinnert Ihr Euch denn schon nicht mehr?

Den Krieg! Wie das... es wurde soviel darüber gesprochen, es gab Fernsehdebatten, Diskussionen im Bus und am Tisch, manch einer kaufte sogar ein bis zwei Zeitungen zusätzlich... und heute erinnert sich niemand mehr. Aufgewacht! Wir haben Krieg geführt und haben ihn gewonnen. Wir haben besetzt, Schokolade und Zigaretten verteilt und in guter alter amerikanischer Tradition die umkämpfte Zone der lokalen Mafia überlassen.

Und heute? Nach all den Schlägen, die wir in den diversen Weltkriegen einstecken mußten, Vietnam, Somalia & Co., sollten wir jubeln.

Statt dessen scheint die Angelegenheit hier niemanden mehr zu interessieren. Vielleicht ist unser Gewissen doch nicht ganz rein – dumme Sache, so ein Gewissen, wenn man Krieg führt.

Zum Glück haben Fernsehen und Presse uns schnell mit neuen Knüllern abgelenkt: Erst kürzlich hat Gott (oder Allah, die Natur oder Madam Unglück, wie Ihr wollt) uns gezeigt, wie man ein Land in wenigen Sekunden in die Knie zwingt und wie schwierig und leidvoll es ist, auch nur das Leben eines einzigen dieser armen Unglücklichen zu retten, die ganz unauthorisiert unter den Trümmern geendet sind.

Wie seltsam, daß keiner der angesehenen Journalisten diesen Vergleich wagte. Vielleicht haben wir doch so etwas wie Scham empfunden, bevor wir umschalteten, auf der Suche nach einer etwas blutigeren Nachricht.