Porto Alegre

Requiem für eine Bewegung?

 
di Maria Matteo
Deutsch von Simone Grandjot
Facendo seguito al nostro numero speciale di CONTRASTO sul G8 di Genova uscito l’anno scorso e in previsione del Forum Sociale Europeo che si terrà in novembre a Firenze, pubblichiamo quale stimolo di discussione un punto di vista critico tratto da A-Rivista Anarchica di marzo 2002.


Al recente Forum Sociale Mondiale, in Brasile, le esigenze mediatiche hanno prevalso su tutto. Ed il movimento si trova ad un bivio... Nonostante la località dal nome ben augurante e “allegro”, nonostante l’aria estiva che spira dal Brasile, il secondo Forum Sociale Mondiale svoltosi a Porto Alegre, nello stato di Rio Grande do Sul, segnala l’emergere di una curvatura moderatamente riformista del movimento no-global o, se si preferisce, new-global. La parabola iniziata nel profondo della selva Lacandona nell’ormai lontano 1994, sviluppatasi poi negli incontri intercontinentali “per l’umanità e contro il neoliberismo”, e poi nelle varie giornate di lotta a Seattle, come a Washington, Praga, Quebec, Ottawa, Nizza, Davos, Genova, pare arenarsi nella megakermesse mediatica svoltasi tra il 31 gennaio ed il 4 febbraio nella città governata da uno dei candidati alle prossime presidenziali brasiliane. Lasciate fuori dal programma ufficiale del Forum presenze ingombranti come quelle dell’EZLN e delle argentine Madri di Plaza de Mayo, un ampio spazio è stato lasciato a partiti ed associazioni che definire «riformiste» è puro vezzo caritativo.

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“L’altro mondo possibile”, slogan che rimbalza ormai in ogni angolo del globo, si auspicava trovasse una piazza comune in cui le diverse esperienze, movimenti, culture sviluppassero una relazione costruttiva capace di concretarsi al di là dei – pur importanti – appuntamenti in occasione degli incontri dei potenti della terra. A Porto Alegre, tuttavia, la piazza ha ceduto il passo alla vetrina, alle luci della ribalta, all’effetto mediatico, al possibile tornaconto (magari in chiave elettorale) a casa propria. Niente di più emblematicamente penoso della foto ricordo di alcuni leaderetti nostrani, in posa con tanto di striscione e pugni levati di fronte ad una schiera di fotografi. Gli altri, dai 50 ai 70mila partecipanti al WSF brasiliano sullo sfondo, comparse utili alla rappresentazione se si accontentano di “far numero”.

Resta da vedere sino a che punto le “comparse” siano disponibili a recitare il ruolo loro assegnato. Voci critiche si sono levate all’esterno ma anche all’interno del grande “carnevale politico globale” di Porto Alegre, da Hebe de Bonafini delle Madri argentine, passando per gli anarchici brasiliani promotori di un Forum parallelo, sino ad esponenti della nostrana Rete Lilliput. La straordinaria ricchezza dell’esperienza maturata in questi ultimi anni non può essere facilmente ridotta a massa critica per un riformismo tanto esile quanto desideroso di riconoscimento e legittimazione istituzionale.

Negli stessi giorni del WSF migliaia e migliaia di persone sono scese in piazza per dimostrare contro il capitalismo e le politiche di guerra. A New York, l’albergo di lusso che ospitava il Word Economic Forum, che la pressione delle mobilitazioni degli anni scorsi ha obbligato a varcare l’oceano trasferendosi dalla Svizzera agli Stati Uniti, è stato circondato da un’imponente manifestazione. A Monaco il vertice NATO sugli armamenti è stato contestato per due giorni nonostante le frontiere sigillate, gli arresti preventivi di centinaia di persone, la criminalizzazione dei media. A Livorno gli anarchici italiani hanno manifestato contro il militarismo ed una guerra che, ben lungi dal terminare, continua a mietere vittime. A ben vedere, volendosi per un breve momento accontentare della lieve magia dei numeri, quella odierna potrebbe essere vista come una crisi di crescita. I 50.000 di Seattle sono divenuti i 300.000 di Genova. Pur di minoranza il movimento no-global non è certo oggi un movimento minoritario e in esso si convogliano tensioni ideali e volontà trasformatrici quali non si vedevano da un paio di decenni. Questo movimento, sebbene in parte votato al protagonismo di piazza, riesce peraltro ad esprimersi anche altrove: dai mille forum della Rete ai collettivi universitari, dai coordinamenti di difesa ambientale ai sindacati di base, dai centri sociali ai gruppi per la casa, dalle associazioni antirazziste ai gruppi femministi. È un caleidoscopio di esperienze, percorsi, appartenenze che entra in gioco scommettendo sul valore della diversità, sull’importanza del confronto, sulla possibilità di coniugare l’agire locale con la prospettiva planetaria.

Porto Alegre rappresenta oggi una secca nella quale il movimento potrebbe arenarsi o, peggio, frantumarsi, disperdendo in mille rivoli le proprie potenzialità. Un’altra china pericolosa è quella che vede i no-global come una sorta di internazionale capace di riunirsi solo intorno ai meeting dei potenti, eludendo il nodo cruciale della progettualità, della prefigurazione di altri mondi possibili, del confronto a tutto campo. Sono ostacoli sormontabili nella pratica, nell’azione diretta intesa nel suo senso precipuo: intervento, relazione politica e sociale non mediata e non mediabile su un piano istituzionale. La scommessa, ancora una volta, è quella di coniugare radicalità e radicamento, elaborando strategie di lotta diversificate e flessibili, aprendo spazi sempre più ampi alla discussione ed alla sperimentazione.


N.d.R.: un’interessante relazione complessiva sulle giornate del Forum Sociale Mondiale è stata pubblicata da Feltrinelli e attac Italia: “Porto Alegre”, a cura di Claudio Jampaglia e Thomas Bendinelli (ISBN 88-07-71005-6)

Internet: www.feltrinelli.it e www.attac.it

In Folge unserer CONTRASTO-Sonderausgabe vom letzten Jahr über den G8-Gipfel in Genua und in Vorschau auf das Europäische Sozialforum, das im November in Florenz stattfinden wird, veröffentlichen wir als Anregung zur Diskussion eine kritische Betrachtung aus der italienischen Zeitschrift „A-Rivista Anarchica“ vom März 2002.


Auf dem jüngsten Weltsozialforum in Brasilien haben die Bedürfnisse der Medien die Oberhand behalten. Und die Bewegung befindet sich an einem Scheideweg... Trotz des Ortes mit dem wohlklingenden und „fröhlichen“ Namen, trotz des Sommerwinds, der von Brasilien wehte, signalisiert das zweite Weltsozialforum, das in Porto Alegre (im Bundesstaat Rio Grande do Sul, Brasilien) stattfand, das Zustandekommen einer gemäßigt reformistischen Ausrichtung der no-global – oder falls bevorzugt, new-global – Bewegung. Der Weg, der in der Tiefe des Waldes von Lacandona im nunmehr weit zurückliegenden Jahr 1994 begann, sich dann zu interkontinentalen Treffen „für die Menschlichkeit und gegen den Neo-Liberalismus“ und weiter zu verschiedenen Aktionstagen in Seattle, wie auch Washington, Prag, Quebec, Ottawa, Nizza, Davos und Genua entwickelte, schien in einem Großjahrmarkt der Medien zu versanden, der sich vom 31. Januar bis zum 4. Februar in der Stadt abspielte, die von einem der nächsten Präsidentschaftskandidaten Brasiliens regiert wird. Breiter Raum wurde Parteien und Vereinigungen zur Verfügung gestellt, die als „reformistisch“ zu bezeichnen eine eher übertrieben freundliche Schmeichelei wäre, hingegen wurden die störenden EZLN und die argentinischen „Madri di Plaza de Mayo“ vom offiziellen Programm des Forums ausgeschlossen.

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„Die mögliche andere Welt“ – ein Slogan, der nunmehr in allen Ecken des Globus Widerhall findet – wünschte sich einen gemeinsamen Ort, an dem die verschiedenen Erfahrungen, Bewegungen, Kulturen eine konstruktive Verbindung eingehen und sich unabhängig von den – doch wichtigen – Gipfeln der Machthaber dieser Welt verwirklichen konnten. In Porto Alegre hat diese Bewegung jedoch Zugeständisse gemacht, sich ins Schaufenster, ins Rampenlicht der Medien gestellt, möglicherweise in Hinblick auf die anstehenden Wahlen im eigenen Land. Nichts ist so sinnbildlich peinlich wie das Erinnerungsfoto einiger kleiner italienischer Führungsfiguren, die mit entrolltem Transparent und erhobenen Fäusten vor einer Schar Fotografen posierten. 50.000-70.000 Teilnehmer des brasilianischen WSF blieben als nützliche Komparsen der Vorstellung im Hintergrund, solange sie sich damit begnügen „Masse“ zu sein.

Bleibt abzuwarten, bis zu welchem Punkt die „Komparsen“ bereit sind, diese Rolle zu spielen, die ihnen zugewiesen wurde. Kritische Stimmen haben sich außerhalb wie auch innerhalb des großen „globalen politischen Karnevals“ von Porto Alegre erhoben, von Hebe de Bonafine, Mitglied der argentinischen Mütter, über die brasilianischen, anarchistischen Initiatoren eines Parallelforums, bis hin zu Repräsentanten des italienischen Lilliput-Netzes. Der außergewöhnliche Erfahrungsschatz der letzten Jahre darf nicht einfach zum Gegenstand kritischer Diskussion reduziert werden, der einem schwachen Reformismus dient, welcher darüberhinaus Anerkennung und zugleich institutioneller Legitimation bedürfte.

In den Tagen des WSF sind Tausende und Abertausende von Personen auf die Strasse gegangen, um gegen Kapitalismus und Kriegspolitik zu demonstrieren. Das World Economic Forum musste aufgrund des von der Mobilmachung der letzten Jahre ausgehenden Drucks den Ozean überschreiten, d.h. von der Schweiz in die USA umziehen, aber auch hier wurde das New Yorker Luxushotel, in dem das Forum tagte, von einer imposanten Demonstration umlagert. Trotz gesperrter Grenzen und der präventiven Verhaftung von Hunderten, sowie der Kriminalisierung durch die Medien, erlebte das NATO-Gipfeltreffen zur Rüstung in Monaco zwei Tage lang Protestaktionen. In Livorno haben die italienischen Anarchisten gegen den Militarismus und einen noch lange nicht beendeten Krieg demonstriert, der weiterhin Opfer dahinrafft. Bei genauerer Betrachtung könnte man sich für einen kurzen Moment mit der Magie der Zahlen zufrieden geben, aber die heutige Krise scheint gerade auf dem Wachstum der Bewegung zu beruhen: Aus den 50.000 von Seattle wurden die 300.000 von Genua. Obwohl es sich nach wie vor um eine Minderheit handelt, gehören die Globalisierungsgegner heute keiner reinen Minderheitsbewegung mehr an. Es fließen idealistische Energien und transformatorischer Wille hinein, die man so seit ein paar Jahrzehnten nicht mehr gesehen hat. Obwohl diese Bewegung sich zum Teil am Geltungsdrang der Strasse orientiert, schafft sie es darüber hinaus, sich auch anders auszudrücken: von den tausend Foren des Netzwerks zu den Universitätsgruppen, von den Koordinatoren des Umweltschutzes zur Basis der Gewerkschaft, von den Sozialzentren zu den Wohngenossenschaften, von den antirassistischen Vereinigungen zu den feministischen Gruppen. Es handelt sich hierbei um ein Kaleidoskop aus Erfahrungen, Werdegängen, Zugehörigkeiten, das sich einmischt und auf konkrete Ziele setzt: den Wert der Verschiedenheit, die Bedeutung der Konfrontation, die Möglichkeit, lokales Handeln mit globaler Perspektive zu verbinden.

Porto Alegre stellt heute eine Art Untiefe dar, in der die Bewegung versanden bzw. – noch schlimmer – auseinanderbrechen könnte: Ihr eigenes Potential könnte in tausend Gruppierungen auseinanderfallen. Eine weitere Gefahr ist, dass die No-Global eine Art Internationale werden könnte, nur noch in der Lage, sich um die Gipfel der Machthaber zu scharen. Auf diese Weise umginge die Bewegung den entscheidenden Punkt, nämlich die Planung und die Ausgestaltung anderer möglicher Welten, sowie die Konfrontation auf breitem Feld. Diese Hürden sind aber überwindbar durch praktisches und direktes Handeln, das im ursprünglichen Sinn zu verstehen ist: Intervenieren und politische und soziale Auseinandersetzungen selbst suchen, ohne Kompromisse auf institutioneller Ebene. Wie immer geht es darum, Radikalität und Verwurzelung zu vereinen, indem man diversifizierte und flexible Kampfstrategien entwickelt, und sich immer breitere Räume zur Diskussion und zum Experimentieren öffnet.


A.d.R.: Ein interessanter und umfassender Bericht über die Tage des Weltsozialforums wurde im Feltrinelli Verlag und von Attac Italien publiziert: „Porto Alegre“, von Claudio Jampaglia und Thomas Bendinelli (ISBN 88-07-71005-6)

Internet: www.feltrinelli.it und www.attac.it