Alto Adige / Südtirol
Am Schnittpunkt zweier Kulturen |
di Paolo Chiti |
Deutsch von Paolo Chiti und Achim Leoni |
| L'anomalia
Alto Adige nel panorama europeo delle minoranze linguistiche nasce
allindomani della fine del primo conflitto mondiale, quando in seguito
al trattato di Saint Germain la parte meridionale del Tirolo austriaco venne
annessa allItalia. Prima del 1919 nellattuale provincia autonoma
di Bolzano/Alto Adige viveva meno del 10% di italiani, in massima parte di
origine trentina, perlopiù concentrati nellestremo meridione
della provincia (Egna, Salorno) ed a Sinigo, nei pressi di Merano.
Vennero poi gli anni bui del fascismo nei quali si cercò di italianizzare con la forza il territorio favorendo una massiccia immigrazione di italiani da altre province, cancellando i toponimi tedeschi e sostituendoli con toponimi italiani inventati ad hoc, vietando la lingua tedesca fino a giungere infine al triste episodio delle opzioni quando la popolazione indigena fu messa davanti alla scelta se restare e diventare italiana a tutti gli effetti oppure se voler conservare la propria identità e cultura ed emigrare nel Terzo Reich. Le vicende della guerra impedirono il completamento di questo progetto, cosicché solamente circa 75.000 persone lasciarono effettivamente il territorio altoatesino.
Nel dopoguerra gli abitanti di lingua tedesca videro finalmente riconosciuti
i propri diritti con laccordo De Gasperi-Gruber tra il governo italiano
e quello austriaco, il cosiddetto pacchetto. Lattuazione
di questo accordo richiese parecchi decenni e oggi la provincia gode di fatto
di una ampia autonomia dal governo centrale e di una ottima protezione della
minoranza etnica tedesca, tanto che attualmente non vi è alcun pericolo
di assimilazione da parte del gruppo italiano. La convivenza_______________ Forse a questo punto occorre precisare che lAlto Adige è un territorio tuttaltro che omogeneo per quanto riguarda la distribuzione dei due gruppi etnici. Gli italiani rappresentano circa il 30% del totale, in massima parte concentrati negli agglomerati urbani e nel sud della provincia. In generale vale la regola che più ci si sposta dal centro alla periferia, più cala la percentuale di italiani, tanto che le alte valli (val Venosta, valle di Tures p.es.) sono territori abitati praticamente al 100% da genti di etnia tedesca e di fatto porzioni di Austria in territorio italiano. Di convivenza si può quindi parlare solo in una fascia limitata corrispondente alla valle dellAdige fino a Merano e alla valle Isarco fino a Bressanone. Pur essendoci un reciproco rispetto, è naturale che da parte tedesca ci sia una certa diffidenza nei riguardi del gruppo italiano visti i precedenti di cui sopra, anche se col passare del tempo gli antichi rancori vanno via via assopendosi. In generale si può constatare che i due gruppi hanno una scarsa tendenza a mescolarsi, mantenendo ognuno le proprie associazioni, le proprie scuole e le proprie usanze. In campo associazionistico sono poche le associazioni mistilingui, anche se in associazioni tedesche si trovano soci italiani e viceversa. Persino i locali club alpini sono divisi: ce nè uno di lingua tedesca (lAVS) ed uno di lingua italiana (il CAI Alto Adige).
Per quanto riguarda gli usi e costumi soltanto il gruppo etnico tedesco ha
una ben radicata tradizione, essendo la popolazione di lingua italiana per
la maggior parte immigrata da varie regioni italiane negli anni trenta; essa
è quindi una realtà per certi versi artificiale, senza vere
e proprie radici in questa terra. Il sistema scolastico__________
Il sistema scolastico è nettamente diviso in scuole di lingua italiana
e scuole di lingua tedesca, nelle quali laltra lingua viene sì
insegnata, ma più o meno a livello di lingua straniera e questo è
forse il punto dolente della questione. Sarebbe auspicabile, anche volendo
mantenere la divisione tra scuole italiane e tedesche, insegnare una parte
delle materie nellaltra lingua, come per esempio avviene nelle scuole
tedesche allestero mantenute dalla Repubblica Federale di Germania,
le cosiddette Begegnungsschulen. Questo avrebbe come effetto un migliore
apprendimento dellaltra lingua da parte dei due gruppi etnici con tutti
i vantaggi che ne deriverebbero a livello di convivenza e reciproca comprensione.
Il concetto di scuola mistilingue incontra però delle notevoli resistenze,
in particolare da parte del gruppo etnico tedesco, che teme che in questo
modo si apra la strada verso lassimilazione da parte del gruppo
italiano. La conoscenza della seconda lingua_______________________ Per quanto concerne la conoscenza della seconda lingua, se è vero che in generale gli altoatesini di lingua tedesca parlano discretamente litaliano o perlomeno si fanno intendere, non altrettanto si può dire del tedesco per gli italiani, e specialmente per coloro che abitano nei centri urbani dove più scarse sono le occasioni di contatto con il gruppo tedesco. È piuttosto normale trovare italiani, in particolare se di una certa età, che pur essendo nati e cresciuti in Alto Adige sanno solo poche parole di tedesco, né daltra parte si sono mai sforzati di impararlo, un po secondo la filosofia: sono in Italia e quindi non ho bisogno apprenderlo. A parziale discolpa cè anche da dire che il tedesco, oltre ad essere oggettivamente una lingua piuttosto difficile per un italiano, è parlato in Alto Adige in una forma assai differente dal classico Hochdeutsch: un dialetto che potrebbe essere paragonato allo Schweizerdeutsch e che anche i tedeschi federali fanno non poca fatica a capire. A conti fatti solamente una esigua minoranza della popolazione altoatesina è pienamente padrona delle due lingue sia parlate che scritte e qui cè sicuramente ancora spazio per notevoli progressi, sempre che ci sia la volontà sia a livello politico che personale per farlo.
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Unter
den Regionen Europas mit ethnischen Minderheiten ist Südtirol wohl eine
der interessantesten: Alles begann mit der Abtretung des südlichen Teil
Tirols an Italien, wie es der Friedensvertrag von Saint Germain am Ende des
Ersten Weltkriegs vorsah. Vor 1919 lebten in der heutigen autonomen Provinz
Bozen/Südtirol weniger als zehn Prozent Italiener, und zwar
hauptsächlich Welschtiroler (aus der jetzigen Provinz Trient stammend),
die größtenteils im Süden des Landes (Neumarkt, Salurn) und
in Sinich bei Meran ansässig waren. Während des Faschismus versuchte
die italienische Regierung, diesen neuen Landesteil mit allen Mitteln zu
italianisieren: Italiener aus anderen Provinzen wanderten in Massen zu, die
gewachsenen deutschen Orts- und Flurnamen wurden verboten und durch neue,
erfundene italienische Namen ersetzt, die deutsche Sprache wurde verboten.
Letztendlich wurde die deutschsprachige Bevölkerung vor die Wahl zwischen
Italianisierung und Auswanderung ins Dritte Reich gestellt. Das Kriegsgeschehen
verhinderte die Vollendung dieses Vorhabens, so daß nur etwa 75.000
Einwohner das Land tatsächlich verließen.
In der Nachkriegszeit wurden mit dem De Gasperi-Gruber-Abkommen zwischen
der österreichischen und der italienischen Regierung dem so genannten
Paket die Rechte der deutschsprachigen Minderheit endlich
anerkannt. Die Umsetzung dieses Abkommens nahm mehrere Jahrzehnte in Anspruch,
heute jedoch verfügt das Land Südtirol de facto über große
Unabhängigkeit vom Zentralstaat und über einen mustergültigen
Schutz der deutschsprachigen Bevölkerung, so daß zur Zeit keinerlei
Assimilierungsgefahr von Seiten der italienischen Sprachgruppe droht. Das Zusammenleben zweier Sprachgruppen______________ An dieser Stelle ist es vielleicht nicht ganz unnütz zu erwähnen, daß Südtirol keineswegs ein homogenes Gebiet ist, was die Verteilung der beiden Sprachgruppen anbelangt. Die Italiener stellen nur knapp 30 Prozent der Bevölkerung; sie sind zum Großteil in den Städten und im südlichen Teil des Landes angesiedelt. Im Allgemeinen sinkt der Prozentsatz der italienischen Bevölkerung vom Zentrum zur Peripherie hin, so daß die oberen Täler (zum Beispiel Vinschgau, Tauferertal) praktisch rein deutschsprachige Gebiete sind, quasi Teile Österreichs auf italienischem Staatsgebiet. Von Zusammenleben der beiden Sprachgruppen kann daher nur in einem Teil des Landes, und zwar entlang der Hauptverkehrsadern, die Rede sein. Trotz gegenseitiger Wertschätzung kann man seitens der deutschen Sprachgruppe ein gewisses Mißtrauen gegenüber den italienischen Mitbürgern feststellen, was auf Grund der eingangs geschilderten Fakten auch nicht verwunderlich ist. Generell ist festzustellen, daß die beiden Volksgruppen sich wenig vermischen und jede ihre eigenen Vereine, Schulen und Sitten hat. Es gibt nur wenige gemischtsprachige Vereine, auch wenn man in deutschen Vereinen Mitglieder italienischer Muttersprache findet und umgekehrt. Sogar die lokalen Alpenvereine sind getrennt: einer für die deutsche (der AVS) und einer für die italienische Sprachgruppe (der CAI).
Was Sitten und Bräuche anbelangt, so kann nur die deutsche Sprachgruppe
auf eine reiche Tradition blicken, da die Italiener zumeist erst in den 30er
Jahren aus verschiedenen Regionen Italiens zugewandert sind und keine tiefen
Wurzeln in diesem Land haben. Das Schulsystem____________ Die Schulen sind nach Sprachgruppen getrennt. In ihnen wird die Sprache der anderen Gruppe etwa wie eine Fremdsprache gelehrt. Hier wären vielleicht einige Änderungen wünschenswert: man könnte zum Beispiel einen Teil der Fächer in der jeweils anderen Sprache unterrichten, so wie es etwa in den Auslandsschulen der Bundesrepublik Deutschland den so genannten Begegnungsschulen geschieht. Dies wäre für das gegenseitige Verständnis und für das zukünftige Zusammenleben von Vorteil.
Leider stößt aber das Konzept der bilingualen Schule auf großen
Widerstand, besonders seitens der deutschen Sprachgruppe, die fürchtet,
daß damit der Assimilierungsprozeß durch die Italiener wieder
in Gang gesetzt wird. Die Kenntnis der zweiten Sprache_____________________ Die deutsche Sprachgruppe verfügt im Allgemeinen über ausreichend gute Italienischkenntnisse oder kann sich zumindest in dieser Sprache verständigen. Dasselbe läßt sich jedoch für die italienische Sprachgruppe nicht behaupten, zumal nicht für die Einwohner der Stadt Bozen, wo die Kontakte mit der deutschen Sprachgruppe seltener sind. Es ist durchaus nicht ungewöhnlich, Italiener anzutreffen, besonders ältere Menschen, die so gut wie kein Wort Deutsch sprechen, obwohl sie hier geboren wurden und aufgewachsen sind. Sie haben sich auch nie Mühe gegeben, die zweite Sprache zu erlernen, ein wenig nach dem Motto: Ich wohne in Italien und brauche daher kein Deutsch zu können. Hierzu muß man auch sagen, daß die deutsche Sprache für einen Italiener nicht nur an und für sich schwierig ist, sondern hierzulande auch noch in einer Form gesprochen wird, die sich ziemlich vom klassischen Hochdeutsch unterscheidet, vergleichbar mit dem Schweizerdeutsch. Unterm Strich spricht und schreibt nur ein Bruchteil der Südtiroler beide Landessprachen auf gehobenem Niveau. Um dies zu ändern, kann sicher noch vieles getan werden, vorausgesetzt, der persönliche und der politische Wille sind da.
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| Informazioni
ulteriori Per approfondire ulteriormente il tema, può essere interessante la lettura del libro edito dalla casa editrice Athesia (www.athesia.it) Il disagio di un autonomista (ISBN 88-8266-051-6) di Romano Viola, ex consigliere della Giunta Provinciale di Bolzano. |
Weitere
Infos Um das angeschnittene Thema zu vertiefen, ist das Buch des ehemaligen Südtiroler Landesabgeordneten Romano Viola, Meine Heimat Südtirol, mein Vaterland Italien (ISBN 88-8266-050-8), erschienen im Bozner Verlag Athesia (www.athesia.it), eine empfehlenswerte Lektüre. |