Il friulano

Mandi, contrazione di “nelle mani di Dio”, è la forma di saluto più frequente tra le genti che parlano il Friulano.
Mandi, eine Kontraktion aus nelle mani di Dio (in den Händen Gottes), ist die häufigste Grußformel im Friaulischen. 

di Sveva Furlan & Giusto Triestin 
Deutsch von Achim Leoni 
In questa edizione di CONTRASTO vi vogliamo parlare di una lingua che risulta estremamente difficile da capire a ogni italiano che non provenga dalla regione in cui si parla. Vediamo intanto di inquadrarla geograficamente. 

"Di qua e di là da l'aghe". L'aghe, l'acqua, è il Tagliamento che divide il Friuli ed il Friuli dal Veneto. Nel Medio Evo la lingua friulana veniva parlata in un'area che si estendeva dal Livenza al Carso e, quindi, fino a Trieste e Muggia. Oggi il territorio in cui è maggiormente diffuso il suo utilizzo è più ristretto e può essere delimitato dai corsi del Tagliamento e dell'Isonzo, per quanto anche ad occidente del primo esso è diffusa nell'odierna provincia di Pordenone. La Regione Friuli-Venezia Giulia, pertanto, non si identifica interamente con i friulani, né essa delimita in modo esaustivo l'area in cui il friulano viene utilizzato. Nella Regione, infatti, si parlano anche altri dialetti. Innanzi tutto quelli di origine veneta diffusi nella cosiddetta Bassa, l'area compresa tra il Tagliamento e le pendici carsiche, la fascia collinare pedemontana e le aree lagunari. Alcuni di essi sono marcati da forti caratteri originali, quali il dialetto di Grado (utilizzato dal poeta Biagio Marin), il triestino di fondamento veneziano che ha soppiantato il tergestino maggiormente friulaneggiante, e i dialetti bisiacchi1. Nella Regione si ritrovano inoltre dialetti slavi nella Valcanale, nella Val di Resia, nelle vallate del Natisone e sul Collio, e dialetti tedeschi a Sauris, Sappada, Timau e Tarvisio. 

Nell'ambito della Regione il friulano è parlato da oltre mezzo milione di persone, secondo altre fonti esse sarebbero più di 800.000. Esso è però parlato anche in tutte le parti del mondo dove milioni di friuliani sono emigrati ed hanno creato comunità omogenee in cui hanno mantenuto l'uso di comunicare nella lingua dei loro avi nonché le loro tradizioni (rete "Friuli nel Mondo" e "Fogolârs"). 

La legge n. 482, del 1999 sulla tutela delle "minoranze linguistiche storiche", ha riconosciuto il friulano come "lingua" di tale specie, assieme ad altre elencate in modo tassativo, quali le parlate delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene, croate, e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il ladino, l'occitano ed il sardo. Tale testo normativo assicura la tutela e la possibilità di utilizzo del friulano come lingua di insegnamento, di comunicazione negli uffici pubblici e nei consigli dell'Amministrazione locale, prevedendo altresì forme di promozione dello stesso. 

Nel gennaio 2001 il friulano è stato riconosciuto anche come lingua liturgica. 

La base linguistica del friulano è la stessa di tutte le parlate usate dalle popolazioni stanziate nell'Italia settentrionale prima dell'occupazione romana. Esse erano di «origine celta» e su tale base si sono sovrapposte nei secoli «forme ed espressioni derivate dal latino2» e dai «dialetti di origine veneta». Ogni lingua è, infatti, il frutto delle interazioni che hanno colpito nei secoli il territorio in cui sono stanziate le popolazioni che la parlano. Ben pochi spazi sono stati nei tempi oggetto di così tanti e diversi influssi quali le regioni poste al limite orientale della catena alpina, dove si incontrano la penisola italiana e quella balcanica e dove i rilievi più attenuati permettono facili comunicazioni tra il bacino danubiano e quello adriatico. 

Il friulano viene accostato al ladino per la comune base, ma da esso come pure dai dialetti veneti si distingue per aspetti fonetici e morfologici, nonché sintattici e per il suo vocabolario. 

Tipici sono i suoni c e g (i suoni tedeschi tsch e dsch) che secondo alcuni non esistevano nelle lingue etrusca e latina. 

Esiste anche una forma grafica "ufficiale" del friulano3. Essa è stata elaborata da una Commissione guidata dal Prof. Lamuela sulla base delle raccomandazioni della "Società Filologica friulana" ed è legata ai modelli linguistici presenti nel Friuli centrale. 

Le espressioni popolari del friulano si rifanno agli elementi caratteristici di una civiltà contadina intimamente legata alla terra ed ai suoi frutti ed intrisa di una profonda religiosità. Basti pensare alle poetiche metafore contenute nelle espressioni benedete la me parussulute inglaçade sul vergon! (benedetta la mia piccola cincia intirizzita sul panione!) e La me rubute fresçhe come l'ardilut dal çhamp dal Signor! (la mia cosina fresca come la valerianella del campo del Signore!4) . 

Come tutte le lingue, anche il friulano ha sviluppato nelle varie aree in cui è utilizzato diverse caratteristiche locali, che potrebbero venir definite i suoi dialetti. Grosso modo possono essere individuate tre grandi aree di differenziazione cui fanno capo le diversificazioni linguistiche tradizionalmente identificate mediante le desinenze utilizzate: friulano in "a", friulano in "e" e friulano in "o". Si tratta delle zone ad occidente del Tagliamento (friulano occidentale o "concordiese", in quanto facente capo alla diocesi di Concordia) ed ad oriente di esso (friulano orientale o "aquileiese"), nonché la regione montana settentrionale (Carnia, in friulano Çhargne), il cui linguaggio presenta forti caratterizzazioni arcaiche. 

A dimostrazione della sua diffusione quale espressione veicolare di vasto uso espressioni in lingua friulana si ritrovano già in documenti ufficiali del XII sec. quali i rotoli censuali del Capitolo di Aquileia5, mentre i più antichi frammenti grammaticali ed esercizi di traduzione risalgono al XIV sec. Il suo uso letterario può esser fatto risalire allo stesso periodo: può essere infatti datata 1365 la trascrizione di un breve testo poetico ad opera di un notaio cividalese6. Da allora essa è stata utilizzata da numerosi autori: nel XVII sec. si affermò come poeta il conte Ermes di Colloredo (1622-1692); nel XIX sec. emersero Pietro Zorutti (1792-1867), a cui si deve la pubblicazione per quasi mezzo secolo dell'almanacco Il Strolich furlan (L'astrologo friulano) e Caterina Percoto. In tempi più recenti bisogna ricordare Pier Paolo Pasolini (autore dello Stroligut di ca da l'aga del 1944 e fondatore della Academiuta di lenga furlana) e Carlo Sgorlon. Tipica della tradizione letteraria friulana è la forma poetica della villotta (vilote), che si avvale dello schema della quartina. Quale esempio di villotta, nel secondo riquadro qui sotto, ve ne proponiamo una delle più note, composta da Arturo Zardini. 

Ecco infine i versi di Pier Paolo Pasolini, che utilizza il Friulano di Casarsa8.
 
 

Mi contenti 9




Ta la sera ruda di Sabida

mi contenti di jodi la int,

for di çhiasa ch'a rit ta l'aria.
 
 

Ençhja il me cor al è di aria

e tai me vui a rit la int

e tai me ris a è lus di Sabida.
 
 

Zovin, i mi contenti dal Sabida,

puor, i mi contenti da la int,

vîf, i mi contenti da l'aria..
 
 

I soi usat al mal dal Sabida.
 
 
 

A riviodiçi!
 
 

Note:

1 Bisiacco è il dialetto di origine veneta parlato dai bisiacchi, cioè le popolazioni stanziate tra il corso inferiore dell'Isonzo ed il Timavo, la regione intorno a Monfalcone. Secondo una tradizione etimologica il termine deriverebbe dal latino bis aquae (dall'altra parte dell'acqua) e potrebbe indicare le popolazioni stanziate tra i due corsi di cui sopra come pure i galeotti deportati dalla Serenissima in quelli che potevano venir definiti i suoi territori d'oltremare. In tal senso "bisiacche" sarebbero state anche le popolazioni venete che avevano provveduto alla colonizzazione di gran parte delle coste orientali dell'Adriatico (Istria e Dalmazia). Secondo altri il termine deriverebbe dallo sloveno bezjak, da beazati = fuggire, espressione con la quale gli sloveni nel VII ed VIII sec. chiamavano gli italiani che si ritiravano (Cfr. Corriere della Sera, 21/09/1997, art. di Claudio Magris). [torna al testo] 

2 Cfr. Sergio Scapin "Il dialetto veneto"- CONTRASTO n. 20 del 10/99, che parla di "opera di colonizzazione linguistica". [torna al testo] 

3 Cfr. Decreto del Presidente della Giunta Regionale in data 6 novembre 1996. [torna al testo] 

4 Nei detti riportati nel riquadro sotto e in seguito: çh = tsch; ç = s. [torna al testo] 

5 Alla caduta dell'Impero romano la più importante autorità della Regione furono i Patriarchi, cioè i vescovi, di Aquileia. Tra il 1077 ed il 1420 essi furono titolari di uno Stato autonomo. I Patriarchi vissero ad Aquileia fino all'VIII sec., poi si trasferirono a Cividale e successivamente ad Udine. Lo Stato però mantenne la denominazione di Patriarcato di Aquileia. Il Capitolo era l'organo assembleare amministrativo, rappresentativo della comunità, cui spettava tra l'altro la nomina formale del Patriarca, che di fatto era scelto dal Papa tra nobili di origine germanica. [torna al testo] 

6 Cividale del Friuli: località in provincia di Udine. Di fondazione romana, nel 568 divenne la capitale del primo ducato longobardo in Italia. Residenza dei Patriarchi di Aquileia dal 735 al 1238, nel 1420 passò a Venezia. [torna al testo] 

7 Dei testi poetici pare opportuno fornire solo un cenno sul contenuto, poiché con la traduzione si perderebbero alcune sfumature proprie solo del Friulano.

Stelutis alpinis è dunque il saluto rivolto dal caduto in guerra alla propria amata. Pur essendo la composizione intrisa di tristezza - egli parla della sua sepoltura, del suo sangue, della croce - si avverte una profonda dolcezza ed un sentimento comunque positivo verso la vita che continua: la stella alpina, custodita sul petto della donna, ricorderà il loro amore. [torna al testo]  

8 Casarsa: Comune in provincia di Pordenone, pertanto nelle regioni ad occidente del Tagliamento. [torna al testo] 

9 Si ripropone il tema dell'atmosfera del sabato. Anche in questa composizione alla lieve malinconia che suggerisce il titolo Mi accontento si sovrappone un sentimento positivo: a chi scrive - giovane, povero, ma vivo - basta guardare la gente e sentirla ridere per sentirsi leggero e godere del languore del sabato sera. [torna al testo] 

In dieser Ausgabe von CONTRASTO soll von einer Sprache die Rede sein, die für jeden Italiener, der nicht aus der Region kommt, in der sie gesprochen wird, äußerst schwer zu verstehen ist. Wir wollen sie zunächst einmal räumlich eingrenzen. 

"Diesseits und jenseits der ‚Aghe'". Die Aghe, das Wasser (ital.: acqua), ist der Tagliamento, der das Friaul teilt und das Friaul von Venetien trennt. Im Mittelalter wurde die friaulische Sprache in einem Gebiet gesprochen, das sich vom Livenza bis zum Carso erstreckte und damit bis nach Triest und Muggia reichte. Heute ist der Raum, in dem sie vornehmlich verbreitet ist, eingeschränkter und kann auf das Gebiet zwischen den Läufen des Tagliamento und des Isonzo begrenzt werden, wobei sie auch westlich von ersterem in der heutigen Provinz Pordenone beheimatet ist. Die Region Friaul-Julisch-Venetien stimmt dabei nicht komplett mit der Verbreitung der Friauler überein und grenzt auch das Gebiet, in dem das Friaulische gesprochen wird, nicht erschöpfend ein. Tatsächlich werden in der Region auch andere Dialekte gesprochen, vor allem jene, die aus Venetien stammen und in der sogenannten Bassa verbreitet sind, dem Gebiet zwischen Tagliamento und den Hängen des Carso, den Gebirgsausläufern und dem Lagunenraum. Einige davon haben einen sehr ursprünglichen Charakter, zum Beispiel der Dialekt von Grado (den der Dichter Biagio Marin verwendet), das Triestische venezianischer Grundlage, das das vornehmlich ins Friaulische gehende Tergestische verdrängt hat, und die Bisiacco-Dialekte1. In der Region finden sich überdies slawische Dialekte in der Valcanale, der Val di Resia, den Tälern des Natisone und auf dem Collio sowie deutsche Dialekte in Sauris, Sappada, Timau und Tarvisio. 

Im Umkreis der Region wird das Friaulische von mehr als einer halben Million Menschen gesprochen, anderen Quellen zufolge sind es mehr als 800.000. Es wird aber auch in allen Teilen der Welt gesprochen, in die einst Millionen Friauler ausgewandert sind und wo sie homogene Gemeinschaften gebildet haben, in denen sie die Sitte der Kommunikation in der Sprache ihrer Vorfahren und ihre Traditionen bewahrt haben (Netzwerk "Friuli nel Mondo" und "Fogolârs"). 

Das Gesetz Nr. 482 von 1999 zum Schutz von "historischen Minderheitensprachen" hat das Friaulische als eine ebensolche anerkannt, neben anderen, ausführlich genannten, wie der Mundart der albanischen, katalanischen, deutschen, griechischen, slowenischen und kroatischen Bevölkerungsteile sowie jener, die Französisch, Franko-Provenzalisch, Ladinisch, Okzitanisch und Sardisch sprechen. Dieser Gesetzestext sichert den Schutz und den Gebrauch des Friaulischen als Unterrichts- und als Kommunikationssprache in öffentlichen Einrichtungen und in den Räten der lokalen Verwaltung, wobei auch Formen seiner Förderung vorgesehen sind. 

Im Januar 2001 wurde Friaulisch auch als geistliche Sprache anerkannt. 

Die linguistische Grundlage des Friaulischen ist dieselbe aller Mundarten, die von den Volksgruppen Norditaliens vor der römischen Besetzung verwendet wurden. Jene waren "keltischen Ursprungs", und zu dieser Basis gesellten sich im Lauf der Jahrhunderte "Ausdrucksformen lateinischer Herkunft2" und "Dialekte venetischen Ursprungs". Tatsächlich ist jede Sprache Ergebnis der Interaktionen, die das Gebiet, in dem ihre Sprecher leben, im Lauf der Jahrhunderte betroffen haben. Wenige Gebiete waren im Zug der Zeit Gegenstand so vieler und verschiedener Einflüsse wie die Regionen am Ostrand der Alpenkette, wo die italienische und die balkanische Halbinsel einander begegnen und wo die flacher werdende Landschaft eine gute Kommunikation zwischen dem Donau- und dem Adriabecken ermöglicht. 

Das Friaulische wird wegen des gemeinsamen Ursprungs dem Ladinischen angelehnt, unterscheidet sich aber von diesem wie auch von den venetischen Dialekten durch phonetische und morphologische Aspekte ebenso wie durch syntaktische und durch sein Vokabular. 

Typisch sind die c- und g-Laute (die deutschen tsch- und dsch-Laute), die einigen Quellen zufolge in der etruskischen und der lateinischen Sprache existierten. 

Es gibt auch eine "offizielle" Schreibweise des Friaulischen3. Sie wurde von einer von Prof. Lamuela geleiteten Kommission auf der Basis der Empfehlungen der "Friaulischen Philologischen Gesellschaft" ausgearbeitet und ist an die in Zentralfriaul vorhandenen linguistischen Vorbilder geknüpft. 

Die volkstümlichen Ausdrücke im Friaulischen nehmen Bezug auf charakteristische Elemente einer bäuerlichen Zivilisation, die mit dem Boden und dessen Früchten eng verbunden ist und von einer tiefen Religiosität durchdrungen ist. Man denke nur an die poetischen Metaphern in Aussprüchen wie "Gesegnet sei meine kleine, auf der Leimrute erstarrte Meise!" und "Mein kleines Mädchen ist so frisch wie das Rapünzchen vom Feld des Herrn!4

Wie alle Sprachen hat auch das Friaulische in den verschiedenen Gebieten, in denen es gebraucht wird, unterschiedliche lokale Eigentümlichkeiten entwickelt, die man als seine Dialekte definieren könnte. Grob können drei große Räume unterschieden werden, die man anhand der benutzten Endungen linguistisch klassifizieren kann in a-Friaulisch, e-Friaulisch und o-Friaulisch. Es handelt sich um die Zonen westlich des Tagliamento (West- oder Concordia-Friaulisch, in Anlehnung an die Diözese Concordia), östlich davon (Ost- oder Aquileia-Friaulisch) sowie die nördliche Bergregion (Carnia, Friaulisch Çhargne), dessen Sprache stark archaische Züge trägt. 

Als Beweis der Verbreitung der Sprache als höchst gebräuchliches Ausdrucksmittel finden sich friaulische Ausdrücke bereits in amtlichen Dokumenten des zwölften Jahrhunderts, etwa die Zensusrollen des Aquileier5 Kapitels, während die ältesten grammatikalischen Fragmente und Übersetzungsübungen auf das 14. Jahrhundert zurückgehen. Ihr schriftlicher Gebrauch kann bis zum selben Zeitraum zurückverfolgt werden: So stammt die Übersetzung eines kurzen Gedichttextes von einem Notar aus Cividale6 aus dem Jahr 1365. Seitdem wurde Friaulisch von zahlreichen Autoren gebraucht: Im 17. Jahrhundert setzte sich Graf Ermes di Colloredo (1622-1692) als Dichter durch; im 19. Jahrhundert traten Pietro Zorutti (1792-1867), dem wir über fast ein halbes Jahrhundert die Veröffentlichung des Almanachs Il Strolich furlan (Der friaulische Astrologe) verdanken, und Caterina Percoto hervor. Aus jüngerer Zeit sei an Pier Paolo Pasolini (Autor des Stroligut di ca da l'aga von 1944 und der Accademiuta di lenga furlana) und Carlo Sgorlon erinnert. Typisch für die literarische Tradition des Friaul ist die Gedichtform der Villotta, die im Vierzeiler-Schema benutzt wird. Als Beispiel einer Villotta genießen Sie im 2. Kasten hier unten eine der bekanntesten, verfaßt von Arturo Zardini. 

Zum Abschluß Verse von Pier Paolo Pasolini, der das Friaulische von Casarsa8 verwendet:
 
 

Mi contenti 9







Ta la sera ruda di Sabida

mi contenti di jodi la int,

for di çhiasa ch'a rit ta l'aria.
 
 

Ençhja il me cor al è di aria

e tai me vui a rit la int

e tai me ris a è lus di Sabida.
 
 

Zovin, i mi contenti dal Sabida,

puor, i mi contenti da la int,

vîf, i mi contenti da l'aria..
 
 

I soi usat al mal dal Sabida.
 
 
 

A riviodiçi!
 
 

Anmerkungen:

1 Bisiacco ist der Dialekt venetischen Ursprungs, der von den Bisiacchi, das heißt den zwischen dem Unterlauf des Isonzo und dem Timavo, der Region rund um Monfalcone angesiedelten Bevölkerungsgruppen, gesprochen wird. Einer etymologischen Überlieferung zufolge stammt der Begriff aus dem lateinischen bis aquae (von der anderen Seite des Wassers) und könnte sich auf die zwischen den beiden genannten Flüssen lebende Bevölkerung beziehen genauso wie auf die aus der Serenissima (Venedig) in ihre angestammten Überseegebiete deportierten Sträflinge. In diesem Sinne "Bisiacco" wären demnach auch die venetischen Volksgruppen gewesen, die große Teile der östlichen Adria-Küsten (Istrien und Dalmatien) kolonisiert haben. Anderen zufolge kommt der Begriff aus dem slowenischen bezjak, von beazati = fliehen, einem Ausdruck, mit dem die Slowenen im siebten und achten Jahrhundert die sich zurückziehenden Italiener bezeichneten (vgl. Artikel von Claudio Magris im Corriere della Sera vom 21. September 1997). [zurück zum Text] 

2 Vgl. Sergio Scapin, "Il dialetto veneto", in: CONTRASTO Nr. 20 von Oktober 1999, der von einem "Werk sprachlicher Kolonisierung" spricht. [zurück zum Text] 

3 Vgl. Dekret des Präsidenten des Regionalausschusses vom 6. November 1996. [zurück zum Text] 

4 In den hier zitierten Sprüchen: çh = tsch; ç = s. [zurück zum Text] 

5 Mit dem Niedergang des Römischen Reiches waren die Patriarchen, also die Bischöfe, von Aquileia die wichtigste Autorität. Zwischen 1077 und 1420 waren sie in Besitz eines autonomen Staates. Die Patriarchen lebten in Aquileia bis zum achten Jahrhundert, bevor sie nach Cividale und später nach Udine übergesiedelt sind. Der Staat behielt jedoch die Bezeichnung Patriarchat von Aquileia. Die Kapitelversammlung war das Verwaltungs- und Repräsentationsorgan der Gemeinschaft, der unter anderem die formale Benennung des Patriarchen oblag, der de facto durch den Papst aus dem deutschstämmigen Adel ausgewählt wurde. [zurück zum Text] 

6 Cividale del Friuli: Ortschaft in der Provinz Udine. Römische Gründung, die 568 Hauptstadt des ersten langobardischen Herzogtums wurde. Residenz der Patriarchen von Aquileia von 735 bis 1238, fiel 1420 an Venedig. [zurück zum Text] 

7 Es scheint zweckmäßig, die Inhalte der Gedichtstexte lediglich anzudeuten, denn durch die Übersetzung würden einige dem Friaulischen eigene Nuancen verlorengehen. 

Stelutis alpinis ist der Gruß des Kriegsgefallenen an die Geliebte. Obwohl die Komposition von Trauer durchdrungen ist - er spricht von seinem Begräbnis, seinem Blut, dem Kreuz -, empfindet man eine tiefe Milde und ein trotz allem positives Gefühl gegenüber dem Leben, das weitergeht: Das Edelweiß, auf der Brust der Frau bewahrt, hält die Erinnerung an ihre Liebe wach. [zurück zum Text] 

8 Casarsa: Gemeinde in der Provinz Pordenone, somit in den Regionen westlich des Tagliamento. [zurück zum Text] 

9 Noch einmal wird das Thema der samstäglichen Atmosphäre aufgegriffen. Auch in diesem Gedicht wird die leichte Melancholie, die durch den Titel Mi accontento ("Ich gebe mich zufrieden") suggeriert wird, von einem positiven Gefühl überlagert: Dem, der schreibt - jung, arm, aber am Leben -, genügt es, die Leute anzuschauen und sie lachen zu hören, um sich leicht zu fühlen und das samstagabendliche Schmachten zu genießen. [zurück zum Text] 

lùnis (anche lune) 

màrtars (anche màrtis o màrte) 

miárcus (anche miárcui o miércui) 

joibe (anche joiba) 

vínars (anche víners) 

sabide (anche sabida)

doménie (anche doménia)

lunedì 

martedì 

mercoledì 

giovedì 

venerdì 

sabato 

domenica

Montag 

Dienstag 

Mittwoch 

Donnerstag 

Freitag 

Samstag 

Sonntag


 
Stelutis Alpinis7




Se tu vens cá su ta’ cretis 

Là che lôr mi àn soterât, 

al è un splàz plen di stelutis; 

dal miò sanc l’è stât bagnât.
 
 

Par segnâl, une crosute 

Jè scolpide lì tal cret; 

fra che’ stelis ‘nàs l’erbute, 

sot di lôr jo dùar cujet.
 
 

Ciol, su, ciol, une stelute 

Che ricuardi il nestri ben: 

tu’i darâs ‘ne bussadute 

e po’ plàtile in tal sen.
 
 

Quan’ che a çhiase tu sês sole 

E di cûr tu preis par me, 

il miò spirt ator ti svòle: 

jo e la stele ‘o sin cun te. 


 
Detti friulani/ Friaulische Sprichwörter
 
 

Sù biel, ninine, no sta vaî; cumò ven la mame, che ti darà di tete!

Su da brava, piccolina, non piangere; adesso viene la mamma che ti darà la poppa! 

Nanu, Puppe, weine nicht! Jetzt kommt die Mama, die dir die Brust geben wird!
 
 

A, chei tiei vôi che lùsin tal scur come ches dos stelis lassù, spiete che ti ju puarti vie cunt-une bussadute!

Ah, quegli occhi tuoi che splendono al buio come quelle due stelle lassù, aspetta che te li porti via con un bacione! 

Ah, deine schönen Augen, die im Dunkeln leuchten, wie die zwei Sterne dort oben, laß, daß ich sie dir mit einem Busserl wegstehle!
 
 

- Spiete che ti bussi almàncul la ponte dal nâ....

- Po, bussi-mi pitost la boce!

- Lascia che ti baci almeno la punta del naso... 

- Ché, baciami piuttosto la bocca! 

- Wart, daß ich dir wenigstens die Nasenspitze küsse...

- Na, küsse mir lieber den Mund!