Die Greencard

I politici e le imprese in Germania diventano improvvisamente amici degli stranieri

von Martin Steindor
 
Italiano di Claudio Paroli
Das Gejammer um den Mangel an IT-Spezialisten ist ein Zeichen einer seltsamen Amnesie: hat alle Welt denn wirklich vergessen, daß noch vor fünf Jahren, nachdem Tausende von IT-Spezialisten auf die Straße gesetzt worden waren, der EDV-Markt nahezu verschlossen war? Was ist mit den 30.000, die beim Arbeitsamt gemeldet sind?

Offenbar geht es nicht darum, daß allgemein IT-Spezialisten fehlen, die die anfallenden Arbeiten erledigen könnten. Die Klage der Branche lautet: Es fehlen die „Richtigen“.

Für die IT-Dienstleister, d.h. Firmen, die Software für andere produzieren, hat sich der Markt in den vergangenen Jahren entscheidend verändert. Noch vor einigen Jahren schrieben sie Software für Großrechner, die in Banken, Großhandel, Behörden etc. standen. Eine systematische, mehrjährige Entwicklung und Pflege eines Softwareproduktes war die Regel. Die Softwareentwickler waren auf dieses Produkt spezialisiert und bearbeiteten es manchmal bis zur Rente.

Der heutige Markt für die IT-Dienstleister zeichnet sich durch die Diversifikation und Kurzlebigkeit der nachgefragten Software aus. Schon eine neue Version von Windows, erst recht aber der Einsatz unter einem andern Betriebssystem, erfordert eine fast vollständige Neuentwicklung. Jede technische Neuerung, sei es beim Internet oder in der Bürokommunikation, fordert neue Software, die aber nach der nächsten CEBIT vielleicht schon wieder veraltet ist.

Na gut, könnte man meinen, dann zeigt man den Leuten die neue Technologie, anstatt sie auf die Straße zu setzen. Die Sache hat einen Haken: die ständige Aus- und Weiterbildung des fest angestellten Programmierers für Projekte, deren Laufzeit sich nach Monaten und nicht nach Jahren bemißt, verursacht Kosten. Und das veranlaßt IT-Unternehmen, sich weltweit auf die Suche nach den „Richtigen“, also genau nach den Spezialisten zu machen, die die neue Technologie bereits beherrschen und zudem billiger sind.

Deshalb wurde auf der CEBIT dem Bundeskanzler die Einführung einer Greencard-Regelung für IT-Spezialisten vorgeschlagen – ein Wunsch, dem die Regierung unverzüglich nachgekommen ist: schließlich soll Deutschland als Unternehmensstandort in der Konkurrenz mit anderen Staaten weiterhin bestehen, d.h. der in den Unternehmen erwirtschaftete Reichtum soll nach Möglichkeit dem deutschen Staat zugute kommen.

Die Greencard gewährt nun eine Gastfreundschaft von ganz besonderer Art. Ihre Bindung an den Arbeitsvertrag stellt an ihren Besitzer die Bedingung, genau das Leistungsvermögen zu zeigen, das der Arbeitgeber bei einheimischen Arbeitskräften vermißt. Die – von konservativen Kritikern oft problematisierte – Tatsache, daß die Einwanderer „nicht deutsch“ sind, erweist sich dabei für ihre Arbeitgeber als äußerst praktisch: Mit der an den Arbeitsvertrag geknüpften Aufenthaltserlaubnis sind die ausländischen Computerspezialisten erpreßbar, die drohende Abschiebung taugt damit als hervorragendes Mittel zur Lohndrückerei. Wer nicht „spurt“, d.h. wer sein Arbeitspensum nicht zum geforderten Termin erbringt oder womöglich noch Lohnforderungen stellt, landet nicht auf dem Arbeitsamt, sondern kann gleich die Koffer packen! Darin besteht die „Ausländerfreundlichkeit“ der Greencard-Aktion.

Für die Regierungsparteien ergibt sich jetzt natürlich ein Problem: wie verkauft man einem arbeitslosen oder von ständiger Sorge um den Arbeitsplatz geplagten Wählervolk, daß es jederzeit durch Ausländer ersetzbar, also im Prinzip überflüssig ist? Denn schließlich wollen Politiker neben den Staatsgeschäften auch noch in der Wählergunst gut abschneiden.

Für die CDU-Opposition war die Greencard-Regelung ein willkommener Anlaß, um im Landtagswahlkampf von Nordrhein-Westfalen mit der Parole „Kinder statt Inder“, also Ausbildung statt Einwanderung, der SPD Wählerstimmen abzujagen. Nicht, daß Herr Rüttgers die Einwanderung mit allen Mitteln verhindern will – schließlich dürfte er als ehemaliger Zukunftsminister die wachstumsfördernden Effekte billiger und williger Arbeitskräfte durchaus zu schätzen wissen, vor allem dann, wenn diese seitens der Wirtschaft ausdrücklich gewünscht werden. Nein, die Wirkung des Slogans „Kinder statt Inder“ besteht in seiner Parteinahme für das deutsche Wählervolk (indische Kinder dürften kaum gemeint sein) – eine Parteinahme, die sich allein auf die deutsche Staatsangehörigkeit gründet und demzufolge gegen die nicht-deutschen Einwanderer gerichtet ist. Mit dem Slogan wird ausgedrückt, daß der deutschen Bevölkerung gegenüber den Einwanderern eine bevorzugte Behandlung, insbesondere eine Bevorzugung am Arbeitsmarkt zusteht. Einwanderer werden auf diese Weise zu unerwünschten Konkurrenten abgestempelt, die eigentlich nicht hierher gehören.

Wie handfest zumindest Teile der deutschen Bevölkerung diesen Standpunkt verinnerlicht haben, kann man fast täglich in der Zeitung lesen. Übrigens paßt diese Art der Volksverhetzung durchaus mit den Zielen der Greencard-Aktion zusammen. Denn für die wahren Nutznießer der Greencard-Regelung ist es doch sehr praktisch, wenn die Leidtragenden dieser Maßnahme aufeinander losgehen, statt sich womöglich mit dem Ziel besserer Lebens- und Arbeitsbedingungen zu verbünden.

L'isteria sulla carenza di specialisti informatici in Germania è un segno di rara amnesia: ci si è forse dimenticati, in tutto il mondo, che dopo aver sfornato migliaia di specialisti di computer, solo cinque anni fa, il mercato informatico era considerato pressoché saturo? Che sorte riserviamo ai 30.000 di loro che sono registrati all’ufficio di collocamento tedesco?

Probabilmente non sono affatto gli specialisti informatici in grado di svolgere il lavoro che c’è da fare che mancano. Le lamentele che circolano nel settore sono piuttosto del tono: «Mancano quelli “giusti”!». Negli ultimi anni per le aziende che producono software per conto terzi il mercato si è modificato radicalmente. Solo pochi anni fa si compilavano programmi che dovevano “far girare” grandi elaboratori di banche, grossisti, enti dello Stato ecc., e la regola consisteva nello sviluppo sistematico e nell’aggiornamento periodico del software per un arco di anni. Gli specialisti di software erano specializzati in un certo prodotto e lo elaboravano a volte fino al giorno della propria pensione.

Il mercato attuale delle aziende produttrici di software si caratterizza invece per la diversificazione e la breve vita del prodotto richiesto. È sufficiente una nuova versione di Windows, o ancora peggio l’impiego di un sistema operativo diverso, e già si rende necessaria una rielaborazione completa del software. Lo stesso per ogni innovazione tecnica, sia relativa a Internet che alla trasmissione dati: alla CEBIT successiva può risultare già obsoleta.

Si potrebbe allora pensare di insegnare queste nuove tecnologie ai disoccupati, anziché lasciarli in mezzo alla strada, ma ciò presenta un ostacolo non indifferente: l’addestramento professionale e l’aggiornamento dei programmatori assunti a tempo pieno, che si misura in mesi e non in anni, è molto dispendioso. Proprio questo è il fattore che induce le aziende a cercarsi il personale “giusto” sul mercato mondiale, cioè quegli specialisti che già padroneggiano le nuove tecnologie e possono per giunta essere pagati meno.

A tale scopo, nel corso dell’ultima CEBIT, è stato proposto al Cancelliere Schröder di introdurre una cosiddetta greencard (denominazione americana del permesso di soggiorno) per specialisti informatici, richiesta prontamente esaudita dal Governo. La Germania vuole infatti restare competitiva sul mercato globale e la ricchezza prodotta deve possibilmente venire a vantaggio dello Stato tedesco.

Questa greencard è una forma di ospitalità del tutto particolare. Il suo vincolo al contratto di lavoro impone al beneficiario di fornire esattamente quelle prestazioni che il datore di lavoro non è in grado di trovare sul proprio territorio. Il fatto – spesso citato dai critici conservatori – che questa nuova forza di lavoro sia “non tedesca” si rivela così assai pratico per le aziende: gli specialisti informatici, con permesso di soggiorno vincolato al contratto di lavoro, sono infatti ricattabili, e l’espulsione è una minaccia incombente che permette in modo eccellente di tenere bassi gli stipendi. Chi “dorme” e non fornisce le prestazioni richieste entro il termine previsto, oppure richiede aumenti di retribuzione, non finisce all’ufficio di collocamento ma può fare direttamente la valigia! Ecco la vera “ospitalità” dell’operazione greencard.

I partiti al Governo si trovano ora a dover risolvere un altro problema: come vendere per buono ai disoccupati, o agli elettori perennemente preoccupati per il mantenimento del proprio posto di lavoro, che essi siano permanentemente rimpiazzabili da stranieri e quindi, in teoria, superflui? I partiti non vogliono infatti solo la prosperità dello Stato ma anche i voti degli elettori.

Per la CDU all’opposizione l’operazione greencard è stata uno spunto ideale per fare recentemente campagna elettorale nel Land Nordreno Vestfalia al motto di “gioventù e non indiani”, cioè istruzione e non immigrazione, rubando voti alla SPD. Non che il candidato democristiano Rüttgers voglia impedire con ogni mezzo l’immigrazione, sapendo certamente apprezzare – in qualità di ex Ministro per le opportunità future – gli effetti innovativi di una forza di lavoro diligente e a buon mercato, soprattutto quando desiderata espressamente dall’industria. L’efficacia dello slogan “gioventù e non indiani” sta invece tutta nella sua “presa di posizione” in nome del popolo “tedesco” (difficilmente con gioventù si intende anche quella indiana). Una presa di posizione che si fonda unicamente sulla cittadinanza tedesca ed è quindi indirizzata “contro” gli immigrati: i non tedeschi. Con quello slogan si vuole esprimere un trattamento preferenziale del popolo “tedesco” rispetto agli immigrati, specialmente nel mercato del lavoro. Gli immigrati vengono stampigliati come concorrenza indesiderata, che qui non ha nulla da cercare.

In che misura questo punto di vista sia radicato almeno in parte della nazione tedesca lo si può leggere quotidianamente sul giornale. Questa sobillazione della gente, in ultima analisi, è in sintonia con gli obiettivi dell’operazione greencard. Per i veri fruitori dell’operazione, infatti, è molto più conveniente se i danneggiati che ne risultano iniziano a scontrarsi fra di loro, anziché mettere insieme le forze con l’obiettivo di migliori condizioni di vita e di lavoro.