Francesco Guccini Zwischen Vino und Anarchie |
di Mauro Venier |
Übersetzt von Ursula Schötzig |
| È
forse
lultimo Don Chisciotte tra i cantautori, dice pane al pane e vino al
vino, ma con poesia. Trasforma la filosofia in vita quotidiana e parla di
politica senza politicizzare. E non si stanca mai, dopo tanti anni ha ancora
voglia di lottare.
Nel 2000 leterno studente ha compiuto 60 anni. Tempo di bilanci? Per altri, forse, non per lui. Ha inciso un nuovo album in cui riprende forza la sua eterna voglia di lotta, di battaglie spesso perse in partenza. Tantè che contiene una canzone dedicata a Don Chisciotte e Sancio Panza (Don Chisciotte), quasi unautobiografia ideale. Battaglie perse, come quella per il dialetto, vana ma che lui continua e per cui ha pubblicato il dizionario Italiano-Pavanese, la parlata del paese di suo padre. O la battaglia per il ritorno di Silvia Baraldini, cui alcuni anni fa dedicò Canzone per Silvia e che sembrava anche persa, poi la situazione cambiò e Silvia è ora in Italia. Ma chi è questo Don Chisciotte appenninico? Guccini nasce il 14 Giugno 1940 a Modena, a causa della guerra cresce a Pàvana, sullAppennino pistoiese, luogo dove ritorna in ogni possibile occasione. Dopo la guerra torna a Modena e finite le scuole lavora come giornalista per la Gazzetta di Modena. Nel 1961 si trasferisce a Bologna e si iscrive alluniversità, dove nasce il mito delleterno studente: completa gli esami, ma non si laurea (nella canzone Addio, dallultimo album, Guccini canta, parafrasando Socrate, «io, Francesco Guccini, eterno studente / perché la materia di studio sarebbe infinita / e soprattutto perché so di non sapere niente»). La carriera musicale di Guccini comincia alla fine degli anni 50, quando fa parte di gruppi rock. Nel 1961 scrive la sua prima canzone (Lantisociale) e lanno dopo scopre Bob Dylan. Negli anni 60 si fa conoscere soprattutto come autore (Auschwitz per lEquipe 84 e Dio è morto per i Nomadi) ed è vittima di una censura allitaliana. Dio è morto, canzone di profonda spiritualità trasmessa persino da Radio Vaticana viene censurata (come blasfema) dalla RAI. Nel 1967 pubblica il suo primo disco, Folk Beat n. 1, con classici come Noi non ci saremo, Statale 17 e In morte di S.F. (Canzone per unamica). Come De André, Guccini non si è mai lasciato imporre i ritmi dallindustria discografica, ha sempre inciso se ne aveva voglia e quando aveva qualcosa da dire. Tappe fondamentali della sua musica possono essere considerati Radici del 1972 (con quello che è un po il suo inno: La locomotiva, ballata anarchica ispirata a una storia vera del 1893), Via Paolo Fabbri 43 del 1976 (il cui titolo altro non è che lindirizzo bolognese di Guccini e con un brano dedicato alle polemiche sullaborto, Piccola storia ignobile), Fra la Via Emilia e il West del 1984 (registrazione del concerto del 21 Giugno 1984 in Piazza Maggiore a Bologna, la miglior antologia possibile dei primi ventanni musicali di Guccini), Signora Bovary del 1987 (con canzoni dedicate al padre Van Loon e alla figlia Teresa Culodritto forse lalbum di Guccini in cui cè più attenzione per la musica, per una volta non solo sfondo per i testi) e lamaro e malinconico Quello che non... del 1990 (con una splendida canzone damore Canzone delle domande consuete e la bellissima e triste Cencio, dedicata a un amico della Bocciofila di Modena). Si arriva così al suo ultimo album, Stagioni, uscito nella primavera del 2000. Guccini non si stempera con letà, torna a essere incazzato (Addio), impegnato (Stagioni) e sognatore (Don Chisciotte). E si lancia contro il vuoto televisivo fatto di nulla, la civiltà dellapparire, le futilità, i calciatori miliardari, mentre ritorna a ricordare Ernesto Che Guevara, leducazione popolare, la campagna, la lotta per e contro la vita. Riecheggia in questo album, tutta la sua carriera anarchica, la capacità di dire pane al pane e vino al vino senza nascondersi, ritorna lartista che in un momento in cui la sinistra sembra non sapere quello che vuole, sente il bisogno di riaffermare il suo credo. Insomma il Guccini splendidamente ritratto anni fa dallamico di sempre Roberto Vecchioni in Canzone per Francesco. Guccini è anche scrittore. Ha esordito nel 1989 con Croniche Epafaniche, racconto dellinfanzia pavanese, seguito nel 1993 da Vacca dun cane sulladolescenza a Modena e gli inizi musicali. Nel 1997 poi, insieme a Loriano Macchiavelli, si è cimentato nel giallo, con il romanzo Macaronì, seguito nel 1998 da un altro giallo scritto ancora con Macchiavelli: Un disco dei Platters. In mezzo a tutto questo, il già citato dizionario Italiano-Pavanese e la biografia Un altro giorno è andato. E ora? Tagliato il traguardo dei 60 anni, cosa farà Francesco da grande? Il suo ultimo disco si chiude in maniera un po inquietante: lultimo brano è Addio. Per fortuna ci fa sapere che quelladdio non è rivolto al pubblico, ma ai vuoti personaggi pubblici doggi, e che lui non ha alcuna intenzione di smettere. I suoi tempi sono lunghi, probabilmente dovremo aspettare tre o quattro anni prima di poter ascoltare un suo nuovo disco, ma intanto lui continuerà a scrivere e cantare. Per fortuna. |
Vielleicht
ist er der letzte Don Quichotte unter den Liedermachern, er nennt das Kind
beim Namen, doch das mit Poesie. Er verwandelt Philosophie in tägliches
Leben und spricht von Politik ohne zu politisieren. Und er wird nie müde;
nach Jahren hat er immer noch Lust zu kämpfen.
Im Jahr 2000 wurde der ewige Student 60 Jahre alt. Zeit für eine Bilanz? Für andere vielleicht, nicht aber für ihn. Er hat ein neues Album aufgenommen, in dem sich sein ewiger Wunsch zu kämpfen wiederfindet, Kämpfe, die oft schon im Ansatz verloren sind. Daher enthält die Platte ein Lied über Don Quichotte und Sancho Pansa (Don Chisciotte), das fast eine ideale Autobiografie ist. Verlorene Kämpfe wie der Kampf um den Dialekt, den er jedoch weiter kämpft und für den er das Wörterbuch Italienisch-Pavanesisch drucken ließ über die Mundart, seiner Heimat. Oder der Kampf um die Rückkehr von Silvia Baraldini (aus der Haft in den USA, A.d.Ü.) nach Italien, der er vor einigen Jahren das Lied Canzone per Silvia widmete: Auch dieser schien bereits verloren, doch dann kippte die Situation und Silvia Baraldini befindet sich heute in Italien. Wer ist nun dieser apenninische Don Quichotte? Francesco Guccini wird am 14. Juni 1940 in Modena geboren, doch aufgrund des Krieges wächst er in Pàvana auf, im pistoiensischen Apennin, wo er zu jeder möglichen Gelegenheit hinfährt. Nach dem Krieg kehrt er nach Modena zurück, beendet die Schule und beginnt als Journalist für die Gazzetta di Modena zu arbeiten. 1961 zieht er nach Bologna und schreibt sich an der Universität ein, wo der Mythos des ewigen Studenten geboren wird: Er schreibt alle Klausuren und Examen, aber gibt die Diplomarbeit nie ab (in dem Lied Addio aus seinem letzten Album paraphrasiert er Sokrates »ich, Francesco Guccini, ewiger Student / weil der Stoff des Studiums endlos ist / und hauptsächlich weil ich weiß, daß ich nichts weiß«). Guccinis musikalische Karriere beginnt Ende der fünfziger Jahre, als er Mitglied in Rockgruppen wird. 1961 schreibt er sein erstes Lied (Lantisociale) und im folgenden Jahr entdeckt er Bob Dylan. In den sechziger Jahren macht er hauptsächlich als Autor von sich reden (Auschwitz für die Equipe 84 und Dio è morto für die Nomadi) und wird Opfer einer Zensur italienischer Art. Dio è morto, ein Lied von tiefer Geistlichkeit es wird sogar vom Radio Vatikan übertragen wurde von der RAI zensiert (als Gotteslästerung). 1967 veröffentlicht er endlich sein erstes Album Folk Beat n. 1, das Klassiker wie Noi non ci saremo, Statale 17 und In morte di S.F. (Canzone per unamica) enthält. Wie De André, hat sich auch Guccini nie den Rhythmus der Schallplattenindustrie auferlegen lassen, sondern arbeitete immer dann, wenn er Lust dazu hatte und wenn er etwas zu sagen hatte. Wesentliche Etappen seiner Musik stellen Radici aus dem Jahre 1972 dar (es enthält La Locomotiva, eine anarchische Ballade, inspiriert durch eine wahre Geschichte aus dem Jahre 1893, die seine Hymne ist), Via Paolo Fabbri 43 von 1976 (dessen Titel schlicht seine Adresse in Bologna ist, mit dem Stück Piccola storia ignobile, das die Auseinandersetzung über die Abtreibung beschreibt), Fra la Via Emilia e il West aus dem Jahre 1984 (Aufnahme vom Konzert des 21. Juni 1984 auf der Piazza Maggiore in Bologna, die beste Anthologie der ersten zwanzig Jahre des musikalischen Schaffens Guccinis), Signora Bovary von 1987 (mit Liedern, die seinem Vater gewidmet sind Van Loon und seiner Tochter Teresa Culodritto vielleicht das Album von Guccini, das mehr Aufmerksamkeit auf die Musik legt, diesmal nicht nur Hintergrund für die Texte) und das bittere und melancholische Quello che non... von 1990 (mit einem wunderschönen Liebeslied Canzone delle domande consuete und das schöne wie traurige Cencio, einem Bocciafreund aus Modena gewidmet). Sein letzte Album, Stagioni, erschien im Frühjahr 2000. Statt mit dem Alter labil zu werden, wird Guccini wieder wütend (Addio), engagiert (Stagioni) und ein Träumer (Don Chisciotte). Und er macht mobil gegen die Leere nichtssagenden Fernsehens, die Gesellschaft des Scheins, die Oberflächlichkeit und milliardenschwere Fußballer, während er an Ernesto Che Guevara erinnert, die Volksbildung, die Ländlichkeit, den Kampf für und gegen das Leben. In diesem letzten Album klingt seine ganze anarchische Karriere an, die Fähigkeit, das Kind beim Namen zu nennen, ohne sich zu verstecken. In einem Moment, in der die Linke nicht so recht zu wissen scheint, was sie will, kehrt der Künstler zurück, der das Verlangen verspürt, sein Kredo wieder zu behaupten. Endlich kehrt der Guccini zurück, der vor Jahren von seinem alten Freund Roberto Vecchioni in dem Lied Canzone per Francesco so wunderbar porträtiert wurde. Guccini ist auch Schriftsteller. Er debütierte 1989 mit Croniche Epafaniche, das die pavanesische Kindheit beschreibt, gefolgt 1993 von Vacca dun cane, über die Jugend in Modena und die musikalischen Anfänge. 1997 dann, zusammen mit Loriano Macchiavelli, versuchte er sich mit Macaronì an einem Krimi. Im Jahr 1998 folgte Un disco dei Platters, ein weiterer Krimi, auch zweihändig mit Macchiavelli geschrieben. Dazwischen noch das bereits genannte Wörterbuch Italienisch-Pavanesisch und die Biographie Un altro giorno è andato. Und jetzt? Die Hürde der 60 Jahre genommen, was wird Francesco jetzt machen, als Erwachsener? Seine letzte Platte schließt auf beunruhigende Weise: Das letzte Lied heißt Addio. Zum Glück richtet sich dieses Addio nicht an das Publikum, sondern an die geistlosen öffentlichen Personen und will sagen, daß er nicht die Absicht hat, aufzuhören. Wahrscheinlich werden wir drei oder vier Jahre warten müssen, bevor wir ein neues Album hören können, doch inzwischen schreibt und singt er weiter. Zum Glück. |