Mit LEONARDO nach Italien

Esperienze positive e negative vissute da un gruppo di giovani tedeschi durante uno stage in Italia

von  Regine Hartung
 
Italiano di Barbara Muraca
Wieviele italophile Deutsche träumen nicht insgeheim davon, einmal für einige Monate ihren Arbeitsplatz in Deutschland mit einem im „Land, wo die Zitronen blühen“ zu tauschen? Wenn dann noch eine Betreuung kommt dazu, die einen neben Sprachkursen und landeskundlichen Kursen in allen organisatorischen Dingen unterstützt und das ganze für wenig Geld zu haben ist, scheint es fast zu schön um wahr zu sein. Aber so etwas gibt es tatsächlich und zwar in Gestalt des LEONARDO DA VINCI- EU-Programmes für junge Arbeitnehmer im Hotel- und Gaststättengewerbe.

Zusammen mit einer italienischen Kollegin war ich gefragt worden, ob ich eine solche Gruppe auf das Praktikum in Italien vorbereiten könnte – eine Aufgabe, die ich nur allzu gern übernahm.

Und so führten wir unser Seminar durch:

– brachten den zukünftigen Praktikanten einen „Überlebenswortschatz Italienisch“ bei,

– vermittelten wichtige landeskundliche Informationen zur Geschichte, Politik und Alltagsleben Italiens, und last not least:

– führten „interkulturelle Trainingseinheiten“ mit den Teilnehmern durch. Deren Ziel war es, die Praktikanten für die eigene kulturelle Prägung zu sensibilisieren, mit ihnen gemeinsam offenzulegen, welches „Italienbild“ sie unbewußt übernommen haben und schließlich eine Offenheit für die neue Kultur zu entwickeln.

Kurz nach dem Seminar ging es für die Gruppe los gen Süden. Nun waren wir gespannt, wie sie sich in Italien zurechtfinden würden. Bald, sehr bald schon, sollten wir von ihnen hören. Kurz nach der Ankunft am Praktikumsort ging ein Telefonanruf bei der betreuenden deutschen Organisation ein. „Die Unterkunft ist unmöglich. Wenn wir nicht eine andere zur Verfügung gestellt bekommen, reisen wir alle geschlossen wieder ab.“ Keinem der Praktikanten war es in den Sinn gekommen, die betreuende italienische Organisation diesbezüglich anzusprechen, die sie ja vom Bahnhof abgeholt hatte, sie zur Unterkunft gefahren hatte und ein erstes organisatorisches Gespräch mit den Praktikanten kurze Zeit später führen wollte....

Ein Schlag ins Gesicht für unsere Bemühungen im Vorbereitungssseminar! Ein schwacher Trost war es, daß die parallel nach Frankreich entsandte Gruppe sich ebenfalls kurz nach ihrer Ankunft am Praktikumsort meldete und sich beim deutschen Partner über verschmutzte Duschen in den Unterbringungen beschwerte. Uns kam der Verdacht, daß Praktikanten, die in Länder wie Frankreich und Italien fuhren, vielleicht eher mit einer „Reisebüro-Mentalität“ reisten als mit der Einstellung, das Auslandspraktikum als Chance zur Erprobung der eigenen Fähigkeiten zu betrachten. Oder waren wir Teamerinnen selbst während des Seminars dem „Bella-Italia-Mythos“ zu sehr verfallen?

Die Probleme ließen sich dann doch vor Ort einrenken und zur Halbzeit des Praktikums sah schon alles ein wenig anders aus. Zwar gab es immer noch die ein oder anderen „interkulturellen Verwunderungen“ . So etwa die Feststellung eines Praktikanten, daß das italienische Personal, wenn nichts zu tun sei, herumsitzen würde und sich unterhalten würde, statt die liegengebliebene Buchhaltung zu bearbeiten... Im großen und ganzen hatten sich jedoch alle gut eingelebt. Die individuelle Zufriedenheit mit den Praktikumsplätzen war geprägt davon, wie der Einzelne darauf reagiert hatte und was er daraus gemacht hatte. Wer gehofft hatte, trotz fehlender Italienischkenntnisse an der Rezeption eingesetzt zu werden, war enttäuscht worden. Wer jedoch versucht hatte, das meiste aus dem Praktikumsplatz herauszuziehen, war zufrieden. So hatten einige Praktikanten, die bisher in großen Hotels gearbeitet hatten, nun die familiäre Atmosphäre der kleinen Hotels schätzen gelernt. Andere hatten sich entschieden, in der Küche zu arbeiten, weil sie diese einmalige Gelegenheit, die italienische Küche kennenzulernen, nutzen wollten.

Im Laufe des Praktikums wurde den Praktikanten klar, daß der Gewinn dieses Aufenthaltes eher in den neu erworbenen persönlichen Schlüsselqualifikationen liegt als in der fachlichen Fortbildung, denn diese kann gerade in Berufen, bei denen die Sprache relevant ist, kaum gewährleistet werden. Jedoch die Erfahrung gemacht zu haben, in einem fremden Land zu arbeiten, andere Lebens- und Arbeitsweisen kennengelernt zu haben und mit ihnen zurecht gekommen zu sein, ist ein erster Schritt zu mehr Flexibilität und Offenheit, die sich auch bei späteren Tätigkeiten im Heimatland positiv auswirken können.

Oder wie es eine Praktikantin am Ende ihres Italien-Aufenthaltes ausdrückt: „Ich denke, daß der Aufenthalt in Italien eine große Bereicherung für mich war. Ich habe viel von Italien gesehen und auch eine Menge über Land und Leute und auch mich gelernt. Außerdem kann ich mich nun in einer dritten Fremdsprache verständigen, was in der Gastronomiebranche, in der ich beruflich weiterhin tätig sein möchte, von großem Vorteil ist.“

Quanti tedeschi italofili conoscete che non sognino in segreto di scambiare il loro lavoro in Germania con un altro nella terra “dove fioriscono i limoni”? Se poi il tutto è condito con un servizio di assistenza che, oltre ad offrire corsi di lingua e cultura italiana, si occupa anche dell’intero aspetto organizzativo a prezzi decisamente contenuti... allora state sicuri che è solo un bel sogno! Invece una cosa del genere esiste davvero, nell’ambito del programma europeo LEONARDO DA VINCI, per giovani che operano nel settore gastronomico ed alberghiero.

Gli organizzatori chiesero a me e ad una collega italiana di preparare un gruppo di questi giovani a uno stage in Italia, incarico che accettai con entusiasmo.

Il nostro seminario si svolse così:

– Introduzione per i futuri stagisti di un “vocabolario di sopravvivenza” in italiano,

– presentazione di importanti informazioni culturali sulla storia, la politica e la vita quotidiana in Italia e, last but not least,

– realizzazione di un “training interculturale”: il nostro obbiettivo era rendere consapevoli i partecipanti della loro impronta culturale e dell’immagine di Italia che inconsciamente si erano costruiti, per renderli pronti ad accogliere una nuova cultura.

Pochi giorni dopo il seminario, il gruppo si mise in marcia verso sud. Eravamo tutti molto curiosi di vedere come se la sarebbero cavata in Italia e ricevemmo loro notizie ben prima del previsto. Poco dopo il loro arrivo, negli uffici dell’organizzazione tedesca responsabile del progetto squillò il telefono: «Gli appartamenti sono intollerabili. Se non ci offrono subito un’altra sistemazione ce ne torniamo tutti a casa immediatamente». A nessuno dei partecipanti era venuto in mente di rivolgersi ai partner italiani che pure li erano andati a prendere alla stazione, li avevano accompagnati alle loro camere e avevano previsto di lì a poco un primo incontro organizzativo.

Un gran brutto colpo per noi, dopo tutta la fatica fatta nel seminario propedeutico! Unica magra consolazione, anche il gruppo che in contemporanea partecipava allo stage in Francia, poco dopo l’arrivo, si era lamentato con gli organizzatori tedeschi della sporcizia delle docce.

Ci sorse così un dubbio: forse gli stagisti che si erano recati in paesi come la Francia o l’Italia erano partiti più con una mentalità da “agenzia di viaggio” che non con l’atteggiamento di chi, in uno stage all’estero, vuole mettere in gioco le proprie capacità. Oppure ci eravamo lasciate prendere anche noi animatrici, durante il seminario di preparazione, dal mito della “Bella Italia”?!

I problemi per fortuna vennero risolti in loco e, verso la metà dello stage, il tutto aveva già assunto un aspetto ben diverso. Certamente rimase lo “stupore inteculturale” per una cosa o per l’altra. Una stagista ha per esempio constatato che, quando non c’è nulla da fare, il personale italiano se ne sta lì seduto a chiacchierare invece di occuparsi della contabilità ancora da sbrigare... In generale comunque tutti si erano abbastanza ben inseriti. Il grado di soddisfazione dipendeva molto dal modo in cui le singole persone avevano reagito alle situazioni e le avevano sapute gestire. Quanti si erano aspettati di poter lavorare alla reception, a dispetto delle loro ben scarse conoscenze di italiano, erano rimasti certo delusi. Quanti invece avevano tentato di cavare da questa esperienza il meglio per se stessi erano soddisfatti. Alcuni stagisti, abituati a lavorare in grandi hotel, avevano imparato ad apprezzare l’atmosfera familiare dei piccoli alberghi. Altri avevano preferito lavorare in cucina, sfruttando così l’occasione unica di prendere lezioni di cucina italiana.

Solo nel corso dello stage i partecipanti avevano compreso che il vero tesoro di questo soggiorno consisteva nell’acquisizione di qualificazioni di base per la persona, piuttosto che in un aggiornamento professionale, ben difficile da ottenere specialmente in mestieri in cui la padronanza della lingua è molto importante. In ogni caso aver fatto un’esperienza lavorativa in un paese straniero, essere entrati in contatto con altre modalità di vita e di lavoro ed essere riusciti a cavarsela, è stato un primo passo verso una maggiore flessibilità e apertura, abilità che si riveleranno determinanti anche per una futura attività nel paese di provenienza.

Ed è in tal senso che si è espressa una stagista alla fine del suo soggiorno in Italia: «Penso che la permanenza in Italia abbia rappresentato per me un grande arricchimento. Ho visto molto dell’Italia e ho imparato un sacco di cose sul paese, sulla sua gente e riguardo a me stessa. Inoltre sono ora in grado di esprimermi in una terza lingua straniera, cosa che presenta un indiscutibile vantaggio specialmente nel settore gastronomico, nel quale vorrei continuare a lavorare».