La lingua lombarda Ist Lombardisch der Dialekt der Langobarden?
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di Donatella Brioschi |
Übersetzt von Daniela Papenberg |
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Dove
andiamo oggi?
Ti voglio portare in Corso San Gottardo, a Porta Ticinese, nel cuore della vecchia Milano dove una volta cerano le casere. Lì si lasciavano stagionare i formaggi. La zona era chiamata, appunto, el borg di formagiatt (il borgo dei formaggiai). Sai, io in fondo so poco della storia di Milano e soprattutto del suo dialetto. Ma da dove nasce la vostra parlata? Beh, innanzitutto va spiegata letimologia della parola Lombardia. Pochi sanno che Lombardia prende il nome da Longobardìa, terra dei Longobardi, cioè uomini dalla lunga barba. Secondo una leggenda questo popolo di origine scandinava e proveniente dalla Pannonia, prima di valicare le Alpi Giulie, il Veneto e il Friuli, si stanziò nella valle del fiume Elba. Quando giunse sul nostro territorio, dopo accaniti combattimenti contro la popolazione locale, conquistò Pavia e la elesse a sua capitale. Milano, invece, divenne il centro dei suoi commerci. Nel 569 fu proprio Alboino ad occupare le nostre terre dando loro il nome di Lombardia. In seguito la regina Teodolinda fece di Monza la capitale del suo regno. Quindi il dialetto nasce con i Longobardi? Non è esatto. Quando i Romani colonizzarono lItalia Settentrionale, ai tempi dei Galli e dei Celti, il latino parlato dai coloni era meno colto di quello scritto e letterario. Lunione del latino con le lingue gallo-celtiche portò alla nascita di suoni che ancora oggi sono presenti nel dialetto milanese. Ad esempio: Mangià on oeuv in cereghin (mangiare un uovo al tegame) presenta il suono oeu, e anche la u pronunciata ü è una traccia di quei tempi: Né donna né tila a lumm de candila (né donna né tela a lume di candela). Poi elementi tipici della nostra parlata sono leliminazione o il raddoppio di alcune consonanti (bella - bela, cucina - cusinna), la caduta delle vocali finali (pane - pan) e la difficile declinazione dei verbi (allungare - slongà). La vera parlata del popolo era quindi il volgare, per distinguerla dal latino delle occasioni ufficiali e da quello del clero. Ma allora cosè il dialetto? Il dialetto è un discorso tra persone che si esprimono senza ricercatezza. Impropriamente si parla di dialetto milanese ma in realtà si deve distinguere tra dialetto urbano (milanese) e dialetto delle campagne (lombardo). Inoltre, nel corso dei secoli furono molte le popolazioni che invasero il nostro territorio: i Celti, gli Etruschi, i Romani, i Goti, i Visigoti, gli Ostrogoti, i Franchi, i Francesi, gli Spagnoli, gli Austriaci e ognuno di loro lasciò unimpronta nel linguaggio. Ma perché si parla anche di dialetto meneghino? Meneghino sta ancora a indicare il dialetto di Milano. Il termine nasce da una maschera teatrale creata da Carlo Maria Maggi (1630-1699 ed è unaferesi di Domenichino, il servo che veniva chiamato di domenica dai nobili decaduti, per svolgere dei servizi. Egli divenne il simbolo del servitore buono, un po ingenuo, pronto a difendere gli umili. Le commedie hanno come sfondo Porta Ticinese, il quartiere dove si parlava il dialetto più verace e dove, Meneghino, proveniente dalla campagna, incontra Cecca, la sua futura moglie. Ed è proprio da queste due maschere che prende il nome il Circolo Ambrosiano Meneghin e Cecca (Via Monte di Pietà, 1- tel. 02/8056993), antica istituzione nata per tutelare le tradizioni e gli usi del dialetto. Anche Beltramm de Gaggian e Beltramina furono i prodotti della fantasia di Maggi e diedero un perfetto ritratto del milanese arguto, vivace, satirico e ironico, quasi insolente. Ma il milanese è una lingua? Sì. In effetti il primo documento letterario e la prima grammatica risalgono al XIII secolo e sono attribuiti a Bonvesin da la Riva scrittore e poeta. La prima raccolta di vocaboli milanesi si deve, invece, a Benedetto Dei. In seguito fu pubblicato un dizionario milanese-italiano. Va sottolineato, inoltre, che uno dei più importanti interpreti del nostro dialetto fu il poeta Carlo Porta, nato a Milano nel 1775, sotto il dominio austriaco. Grazie alla sua capacità di penetrare nel vivo del dissenso milanese con i suoi versi apparentemente canzonatori, Porta riuscì a risollevare il morale dei suoi concittadini in un momento difficile sul piano politico. Tra le sue opere I Lament del Marchionn di gamb avert (1816) e La Ninetta del Verzee (1819). Il dialetto milanese non indulge nelle dolcezze del toscano o nellinflessione molle del veneto, conosce invece delle durezze che lo rendono molto diretto nelle espressioni e nei vocaboli. Ma questo fa parte anche delle eredità lasciate dagli invasori. Ho unultima domanda. Da dove nasce la parola Milano? Ci sono molte interpretazioni al riguardo. Si dice che i Galli diedero il nome alla città (dal tedesco Mai-Land), altri sostengono che derivi dal nome latino Mediolanum fuso con il celtico medio e lan (corrispondente al latino planum), paese in mezzo alla pianura. Da questo termine si arrivò, pare, allattuale forma italiana di Milano.
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Was
machen wir heute?
Ich möchte dir den Corso San Gottardo zeigen, in Porta Ticinese, im Herzen der Mailänder Altstadt, wo früher die Käsereien waren. Dort ließ man Käse reifen. Das Viertel hieß El borg di formagiatt (Das Viertel der Käsehändler). Eigentlich weiß ich wenig über die Geschichte Mailands und seinen Dialekt. Woher kommt eure Sprache? Hm, vor allem anderen wäre die Herkunft des Begriffs Lombardei zu erklären. Nur wenige wissen, daß er von Langobardia kommt, Gebiet der Langobarden, also der Männer mit den langen Bärten. Der Legende nach ließ sich dieses Volk skandinavischen Ursprungs aus Pannonia im Tal des Flusses Elba nieder, bevor es die julischen Alpen, das Veneto und Friaul durchquerte. Als die Langobarden unsere Gegend erreichten, eroberten sie Pavia, nach erbitterten Kämpfen gegen die einheimische Bevölkerung, und machten es zu ihrer Hauptstadt, während Mailand ihr Handelszentrum wurde. Es war Alboino, der 569 unser Land eroberte und ihm den Namen Lombardei gab. Später machte die Königin Teodolinda Monza zur Hauptstadt ihres Reiches. Kam also der Dialekt von den Langobarden? So kann man das nicht sagen. Als die Römer in Norditalien Kolonien gründeten, zu Zeiten der Kelten, war das in den Kolonien gesprochene Latein einfacher als die offizielle Schriftsprache. Die Vereinigung des Lateinischen mit den gallo-keltischen Sprachen brachte Laute hervor, die es noch heute im mailändischen Dialekt gibt. Zum Beispiel das oeu in Mangià on oeuv in cereghin (mangiare un uovo dal tegame = ein Ei aus der Pfanne essen), und auch das u, das wie ü ausgesprochen wird, ist ein Relikt aus jener Zeit: Né donna né tila a lumm de candila (né donna né tela a lume di candela = Weder Frauen noch Stickereien bei Kerzenlicht). Andere typische Elemente unserer Mundart sind die Vereinfachung oder die Verdoppelung von Konsonanten (bella = bela, cucina = cusinna) und die schwierige Verkürzung der Verben (allungare = slongà). Die wirkliche Sprache des Volkes war also das Vulgärlatein, im Unterschied zum Hochlatein des öffentlichen Lebens und der Kirche. Und was ist dann also der Dialekt? Der Dialekt wird im Gespräch von Leuten verwendet, die sich nicht in der Hochsprache ausdrücken. Man spricht unrichtigerweise vom Mailänder Dialekt, aber eigentlich müßte man noch unterscheiden zwischen dem städtischen Mailändisch und dem ländlichen Lombardisch. Außerdem haben im Laufe der Jahrhunderte viele Völker unser Gebiet erobert: Kelten, Etrusker, Römer, Goten, Westgoten, Ostgoten, Franken, Franzosen, Spanier und Österreicher, und alle haben auch in der Sprache ihre Spuren hinterlassen. Und wieso spricht man auch vom Meneghino-Dialekt? Meneghino steht immer noch für die Mailänder Dialekt. Der Begriff geht auf eine Theatermaske von Carlo Maria Maggi (1630-1699) zurück und ist eine Kurzform von Domenichino, dem Diener, den sonntags die heruntergekommenen Adligen zu sich riefen. Er wurde zum Symbol des guten, ein wenig naiven Dieners, der immer bereit ist, die Verlierer zu verteidigen. Die Komödien haben Porta Ticinese als Schauplatz, das Viertel Mailands, in dem man den ursprünglichsten Dialekt sprach und wo Meneghino vom Lande seiner späteren Ehefrau Cecca begegnet. Und nach diesen beiden Masken ist auch der Circolo Ambrosiano Meneghin e Cecca benannt (Via Monte di Pietà, 1 - Tel. 02/8056993), eine alte Institution zur Pflege der Traditionen und des Dialekts. Auch Beltramm de Gaggian und Beltramina sind Maggis Phantasie entsprungene Figuren. Sie gaben ein perfekes Porträt des scharfsinnigen, lebhaften, satirischen und ironischen, fast frechen Mailänders ab. Ist denn Mailändisch eine eigene Sprache? Ja. Tatsächlich stammen das erste literarische Dokument und die erste Grammatik, die dem Dichter und Schriftsteller Bonvesin de la Riva zugeschrieben werden, aus dem 13. Jahrhundert. Die erste Sammlung mailändischer Vokabeln verdanken wir dagegen Benedetto Dei. Später wurde auch ein Mailändisch-Italienisches Lexikon herausgegeben. Besonders bemerkenswert ist, daß einer der wichtigsten Interpreten unseres Dialekts der Dichter Carlo Porta war, der 1775 im österreichisch regierten Mailand geboren wurde. Dank seiner Fähigkeit, mit seinen politischen Spottversen genau die Mentalität der Mailänder zu treffen, die der Regierung ablehnend gegenüberstanden, gelang es Porta, die Moral seiner Mitbürger in diesem politisch schwierigen Moment zu heben. Zu seinen Werken gehören I Lament del Marchionn di gamb avert (1816) und La Ninetta del Verzee (1819). Der Mailänder Dialekt kennt nicht die Süße des Toskanischen oder den weichen Tonfall des Venezianischen, er weist vielmehr Härten auf, die seine Vokabeln und Redewendungen sehr direkt erscheinen lassen. Aber das gehört auch mit zum Erbe der Invasoren. Noch eine letzte Frage: Woher kommt das Wort Milano? Drüber gehen die Meinungen auseinander. Einige sagen, die Gallier hätten der Stadt den Namen gegeben (vom deutschen Mai-Land), andere meinen, der Name kommt vom Lateinischen Mediolanum, das mit dem keltischen medio und lan dem lateinischen planum) verschmolzen ist und bedeutet: Ortschaft mitten in der Ebene. Vielleicht ist daraus tatsächlich die heutige italienische Form Milano entstanden. |
Proverbi lombardi/ Lombardische Sprichwörter
Fare il boia e limpiccato (Fare tutto da solo) Henker und Gehängter sein (Alles selber machen).
Essere in mezzo alla chiesa (Non stare bene di salute) Nellantichità i morti venivano portati in chiesa ed esposti a bara scoperta prima della sepoltura. Mitten in der Kirche sein (krank sein) In der Antike wurden die Toten vor der Bestattung mitten in der Kirche im geöffneten Sarg liegend ausgestellt.
Voglia di lavorare saltami addosso, lavora tu, padrone, che io non posso Arbeitslust, spring mich an, arbeite du, Herr, weil ich es nicht kann.
Chi dipinge la casa la vuole affittare Wer das Haus weißelt, will es vermieten.
Prendere moglie non è come bere un brodo Eine Frau zu nehmen ist kein Brühetrinken.
Fare il finto tonto (La tovaglia viene rivoltata per nasconderne le macchie) Den Dummen spielen.
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