Il secondo Festival del Nuovo Cinema italiano Rassegna cinematografica nel Cinema Zeise di Amburgo |
di Alberto Romussi |
Übersetzt von Leandra Nieuwenhuizen |
| Lo
scorso giugno ha avuto luogo al Zeise Kino di Amburgo la seconda edizione
del festival del Nuovo Cinema Italiano, evento gradito e atteso per via
dellottima qualità dei film presentati lanno precedente.
La rassegna è iniziata con il film Rose e Pistole. Alla fine
degli 81 minuti di proiezione il pubblico era visibilmente sotto shock. Dopo
qualche momento di perplessità qualcuno del pubblico ha aperto il
dibattito con la regista e lautore presenti in sala, chiedendo se
lItalia fosse nel frattempo davvero diventata come quella ritratta
nel film (un immondezzaio farcito di sesso e sparatorie, con qualche rara
idea darte qua e là). Lautore ha spiegato che con la sua
opera intendeva illustrare come in questo momento si noti in Italia un interesse
limitato esclusivamente ai micro-conflitti interpersonali e un
corrompimento sia della lingua nazionale che dei dialetti locali in un gergo
giovanile orfano e brutalizzato. Rimane però limpressione che
10 minuti sarebbero allora bastati allo scopo. Bisogna comunque riconoscere
che il film ha saputo creare nel pubblico quantomeno lemozione di un
inquietante interrogativo giallo, intorno ai misteri che hanno
spinto il Dipartimento dello Spettacolo della Presidenza del Consiglio dei
Ministri a finanziare la pellicola, presentandola addirittura come un
significativo contributo di alto valore alla promozione culturale
italiana. È comunque di interesse rilevare che allo stesso modo è
stato contrassegnato anche il secondo bidone della rassegna: Giamaica.
Abbiamo dunque imparato che i film patrocinati dalla Presidenza del Consiglio
dei Ministri sono spesso quelli che si può fare a meno di andare a
vedere.
110 e lode invece a Lalbero delle pere di Francesca Archibugi, che avrebbe potuto essere intitolato Il figlio adulto dei genitori bambini: un quattordicenne di nome Siddharta (il nome di Budda da giovane) deve responsabilmente sopperire allinfantilismo dei genitori che gli hanno affibbiato quel nome, mentre una sorellina di cinque anni, bellissimo emblema di gioia e forza di vita, sarà condannata ad espiare le colpe della madre tossicodipendente ferendosi un giorno con la siringa usata di lei. Siddharta lotta da solo come un leone per la sorellina, muovendosi nei quartieri e nelle istituzioni sanitarie di una Roma priva di spazio, di igiene e soffocante quanto un quartiere povero di Hong Kong. E quando ha bisogno di pregare per ritrovare forza e speranza, nel segreto del suo cuore si rivolge al Manitù delle immense praterie e dei pascoli, il Dio ucciso, lunico che i finti adulti non hanno sporcato con le loro infantili mode religiose, perché se ne sono dimenticati. Il film provoca un sentimento di amore per i tutti suoi personaggi, senza distinzioni di generazione, poiché non vè cattiveria in nessuno, ma soltanto limpreparazione degli adulti ad affrontare la vita. Ugualmente ottimo anche il Del perduto amore, di Michele Placido: un bellissimo ... come eravamo che ritrae lItalia contadina e paesana degli anni 50 tra gestione cattolica ed opposizione comunista. Lamore per la cultura e per il rispetto umano, e limpegno di una giovane maestra per linsegnamento alle bambine e alle ragazze delle famiglie contadine del paese, trovano una limitata tolleranza in campo comunista. Ma in fin dei conti entrambi gli antagonisti politici, scontrandosi per il potere, esprimono valori unaderenza paternalistico-mafiosa priva di onestà da un lato, e un direzionismo stalinista ed intollerante dallaltro contrari a quelli insegnati con fatica dalla giovane maestra. Pure nelle campagne dellItalia di allora non cè altra alternativa che la tutela del PCI per cercare di coltivare e far nascere un seme di cultura, di democrazia e di coscienza civile. Il film vorrebbe essere il ricordo di un sacerdote, del sentimento damore per la giovane maestra che provava quando era adolescente, ma lottimo ritratto della società italiana di allora distoglie lattenzione dalla vicenda amorosa. |
Im
vergangenen Juni fand das zweite italienische Filmfestival in den Zeise-Kinos
in Hamburg statt. Auf Grund der herausragenden Qualität des
letztjährigen Festivals war dieses Ereignis mit Freude erwartet worden.
Das Programm begann mit dem Film Rose e Pistole. Am Ende der
81-minütigen Vorführung war das Publikum sichtlich schockiert.
Nach einigen Minuten der Sprachlosigkeit eröffnete dann ein Zuschauer
die Diskussion mit den Autoren des Films. Die Frage lautete, ob Italien
inzwischen so ist, wie in dem Film dargestellt, nämlich eine Müllhalde
voll von Sex und Schießereien mit ein wenig Kunst hier und da. Die
Autoren wollten mit ihrer Arbeit zeigen, daß es heutzutage in Italien
ein Interesse gibt, sich ausschließlich auf zwischenmenschliche
Mikrokonflikte zu beschränken. Außerdem wollten sie
auf den Niedergang des Italienischen und der lokalen Dialekte durch einen
brutalisierten und verwaisten jugendlichen Jargon aufmerksam machen. Beim
Publikum blieb jedoch der Eindruck, daß dafür auch zehn Minuten
ausgereicht hätten. Immerhin ist es dem Film gelungen ist, das Publikum
zu beunruhigen, Fragen aufzuwerfen. Das wahre Mysterium dieses Thrillers
ist die Frage, wodurch die Abteilung dello Spettacolo des
Präsidiums des Ministerrats veranlaßt wurde, den Film zu finanzieren
und ihn sogar als einen bedeutenden Beitrag von hohem Wert für
die Verbreitung der italienischen Kultur zu präsentieren. Es ist auf
jeden Fall interessant festzuhalten, daß auch der zweite
Flop, Giamaica, genauso gekennzeichnet wurde. Wir lernen
also, daß die vom Präsidium des Ministerrats geförderten
Filme häufig diejenigen sind, die anzusehen am wenigsten lohnt.
Höchstes Lob dagegen für Lalbero delle pere von Francesca Archibugi, den man auch Der erwachsene Sohn kindlicher Eltern hätte nennen können: Ein Vierzehnjähriger namens Siddharta (der Name des jungen Buddha) muß die Kindlichkeit seiner Eltern ausgleichen, die ihm diesen Namen aufgebürdet haben. Seine fünfjährige Schwester, ein schönes Beispiel für Freude und Lebenskraft, ist dazu verurteilt mitzuerleben, wie sich die drogenabhängige Mutter ihre Schüsse setzt und verletzt sich eines Tages an einer benutzten Spritze. Siddharta kämpft allein wie ein Löwe für seine Schwester, er bewegt sich in den Stadtteilen und Gesundheitsbehörden eines bedrückenden Roms ohne Hygiene, erstickend wie ein Armenviertel in Hong Kong. Wenn er das Bedürfnis hat, um Kraft und Hoffnung zu beten, wendet er sich in den Tiefen seines Herzens an den Manitu der gewaltigen Weiden und Prärien, den toten Gott, den einzigen, den die Erwachsenen mit ihren infantilen religiösen Handlungen nicht beschmutzt haben, weil sie ihn vergessen haben. Der Film ruft ein Gefühl der Liebe für alle seine Figuren hervor, für alle Generationen, weil in keiner wirklich Gemeinheit steckt, sondern lediglich die Unreife der Erwachsenen im Umgang mit dem Leben. Ebenso hervorragend ist auch Del perduto Amore von Michele Placido, ein wunderschönes ... wie wir waren, das das dörfliche und ländliche Italien der 50er Jahre zwischen katholischer Führung und kommunistischer Opposition beschreibt. Liebe zur Kultur und Menschlichkeit und das Engagement einer jungen Lehrerin, Kinder und Jugendliche aus ländlichen Familien des Dorfes zu unterrichten, treffen auf nur geringe Toleranz im Lager der Kommunisten. Im Endeffekt drücken die politischen Gegenspieler im Streit um die Macht Werte aus auf der einen Seite das Kleben an einer unehrlichen paternalistisch-mafiosen Haltung, auf der anderen Seite ein stalinistischer und intoleranter Dirigismus die im Gegensatz zu denen stehen, die die junge Lehrerin mit viel Mühe vermittelt hat. Jedoch gab es damals in Italien auf dem Lande keine andere Möglichkeit als den Schutz der PCI, um zu versuchen Kultur, Demokratie und ziviles Bewußtsein entstehen zu lassen und zu pflegen. Der Film beabsichtigt die Erinnerung eines Priesters an das Gefühl der Liebe für die junge Lehrerin zu sein, das er als Jugendlicher fühlte. Aber das hervorragende Abbild der damaligen italienischen Gesellschaft lenkt die Aufmerksamkeit von der Liebesgeschichte ab. |