Mafia, Mafien... oder? Gibt es die Mafia auch in Deutschland, oder doch nicht? |
di Mauro Venier |
Deutsch von Regine Hartung |
| Qualche
tempo fa, parlando con un avvocato qui in Germania, scoprii qualcosa di tutto
sommato non assurdo, ma che mi stupì non poco: due città tedesche
(Kempten e Münster) possono essere considerate come un buen
retiro della mafia. Due luoghi dove i mafiosi che vogliono ritirarsi
dagli affari, ma senza tradire, vanno a godersi la pensione.
Due luoghi in cui, senza problemi, possono fare i pensionati. Ma perché
proprio la Germania? Perché proprio queste due località?
La Germania non è certo famosa per la tolleranza verso le attività illegali, non è un paradiso fiscale, ha legami con lItalia abbastanza forti da poter permettere agli inquirenti italiani di venire qui a chiedere alle autorità tedesche di darsi da fare (e viceversa). Quindi, sembrerebbe lultimo paese in cui un mafioso possa sentirsi sicuro. Eppure... In effetti non è difficile capire limportanza di città quali Münster e Kempten: luoghi tranquilli, dove (non solo per i cittadini, ma anche per le autorità) il quieto vivere è più importante della giustizia e quindi dove si possono fare i propri affari senza problemi, fino a che non si disturbano gli altri. Cittadine ricche, dove un afflusso ulteriore di denaro, di conseguenza, non fa notizia, e soprattutto cittadine in posizioni strategiche. Münster, apparentemente isolata, ma ben collegata a centri finanziari quali Francoforte, Colonia, Londra e Amsterdam. Kempten, apparentemente ancora più isolata, ma vicina alla Svizzera (la grande lavatrice di tutti i capitali mafiosi) e non troppo lontana dallItalia. Per di più città di un paese dove le leggi e le autorità sono sì severe, ma fino a poco tempo fa non abituate alla criminalità organizzata di stampo mafioso, quindi su certi argomenti ingenue. Ma la Germania non è solo un luogo di pensionamento per mafiosi, se così fosse tanto lItalia quanto la Germania potrebbero permettersi sonni più tranquilli. Il legame tra la mafia e la Germania è molto più articolato e ha avuto origine in maniera sistematica negli anni Settanta, una volta finita londata dei Gastarbeiter, con una vera e propria esplosione dopo il 1989, dopo la caduta del muro di Berlino. Tutto sommato non è una sorpresa: la Germania è il cuore economico-finanziario dEuropa, quindi ogni tipo di commercio o attività finanziaria, legale o illegale, non può prescindere da questo paese. Per di più, dopo la caduta del muro e lunificazione, essa è diventata la porta daccesso privilegiata verso lex blocco sovietico, mercato vastissimo e non limitato da quelle regole che stanno frenando fortemente lattività mafiosa allinterno della comunità europea. A dimostrazione di questa centralità tedesca sta il fatto che recenti indagini (riportate in un reportage dal Corriere della Sera) hanno mostrato come unorganizzazione criminale molto meno organizzata e più antiquata della classica mafia, e cioè la ndrangheta calabrese, investe in Germania la maggior parte dei propri guadagni. Nel 1998, il quotidiano Die Welt, riportando dichiarazioni e rapporti dellunità investigativa antimafia bavarese e del Bundeskriminalamt, tracciò un quadro sommario, ma interessante, delle attività mafiose in Germania. Secondo tale rapporto, le organizzazioni criminali italiane stanno sempre più trasferendo attività oltralpe e la Germania non è più solo zona di pensione o di parcheggio per killer, ma si sta sempre più trasformando in territorio operativo, con sempre maggiore indipendenza dalle centrali in territorio italiano. Le principali attività in territorio tedesco sarebbero il traffico di droga e armi, affiancate dal traffico di schiavi (prostituzione, lavoro nero, ecc.), dalla produzione di denaro falso, ma soprattutto il riciclaggio di denaro sporco, con investimenti spesso legali. La mafia tedesca, ovviamente, ha sviluppato un comportamento diverso nei confronti del territorio rispetto alle origini italiane. Il vero e proprio controllo del territorio, sovrapponendosi allo Stato, qui non esiste, in parte per la capacità dello stato stesso di opporvisi e in parte (forse soprattutto) per la terribile concorrenza delle mafie russa e turca, stabilitesi qui da anni. Le famiglie presenti in Germania fanno di tutto per mantenere un basso profilo, per non apparire, e ciò con lo scopo di poter lavorare indisturbate. Del resto questo abbandono del controllo del territorio a favore di una finanziarizzazione delle attività sta procedendo anche in Italia. Ed è credibile che ciò non sia dovuto solo ai successi ottenuti dalle autorità italiane nella lotta contro la criminalità, ma che le conquiste economiche operate dalla mafia in paesi come la Germania e i Paesi Bassi possano essere servite da esempio. Il cittadino tedesco, peraltro, è raramente in grado di rendersi conto di questo intreccio di interessi sporchi e dellavanzata della mafia in Germania. Non è in grado di accorgersene in parte per la mancanza di strumenti culturali adeguati (fino a una ventina di anni fa le mafie erano fenomeni geograficamente circoscritti) e in parte per la capacità della mafia di nascondersi. E non aiuta il fatto che spesso il giornalismo si sofferma sul lato romantico (il senso dellonore e dellappartenenza) o su quello brutale (la violenza, i fatti di sangue) della mafia. Due lati che nella realtà tedesca sono quasi assenti, ma che fanno vendere i giornali e riempire le sale dei cinema. Il cittadino tedesco gradisce, eccome, questo tipo di descrizioni. Ciò è testimoniato anche dal successo avuto recentemente da un disco contenente le canzoni della ndrangheta, canzoni che parlano di onore, avventura, vendette, violenza. Disco pubblicato proprio in Germania e che in Italia non avrebbe avuto altrettanto successo. I tedeschi sono comunque in buona compagnia: anche in Italia si comincia a credere che la mafia sia finita. E la si cerca nei cinema.
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Vor
einiger Zeit erfuhr ich bei einem Gespräch mit einem hier in Deutschland
tätigen Rechtsanwalt etwas, das mich sehr überraschte, aber im
Grunde genommen nicht so absurd ist: Die deutschen Behörden betrachten
zwei deutsche Städte Kempten und Münster als
Alterswohnsitz der Mafia. In diesen Städten können Mafiosi,
die dies wollen, sich von ihren Geschäften zurückziehen
und ihre Rente genießen. Aber warum ausgerechnet in Deutschland und
ausgerechnet in diesen beiden Städte?
Deutschland ist sicherlich nicht dafür bekannt, tolerant gegenüber illegalen Aktivitäten zu sein. Es ist kein Steuerparadies und hat zudem relativ gute Verbindungen zu Italien, die es erlauben, daß italienische Ermittler nach Deutschland kommen und deutsche Behörden um Mitarbeit bitten können und vice versa. Daher scheint Deutschland das letzte Land zu sein, in dem ein Mafioso sich sicher fühlen könnte. Und dennoch ... Tatsächlich ist es nicht so schwierig, die Bedeutung von Städten wie Münster und Kempten zu verstehen. Es handelt sich um ruhige Städte, wo (nicht nur für die Bewohner, sondern auch für die Behörden) ein ruhiges Leben wichtiger als Gerechtigkeit ist, und wo man daher seinen eigenen Geschäften ohne Probleme nachgehen kann, so lange sie nicht die anderen stören. Es sind reiche Städte, wo ein erhöhter Geldfluß nicht Wellen schlägt und es handelt sich vor allem um Städte, die strategisch gut gelegen sind. Münster erscheint abseits gelegen, ist jedoch gut verbunden mit Finanzzentren in Frankfurt, Berlin, London und Amsterdam. Kempten liegt offensichtlich noch weiter abseits, befindet sich aber geographisch näher an der Schweiz (der großen Waschmaschine für alle Mafia-Gelder) und nicht zu weit von Italien. Außerdem sind es Städte in einem Land, wo die Gesetze und die Behörden zwar streng sind, aber bis vor einiger Zeit noch nicht an die organisierte Kriminalität à la Mafia gewöhnt waren und daher in einigen Bereichen naiv sind. Aber Deutschland ist nicht nur der Alterswohnsitz für Mafiosi, denn wenn es so wäre, könnten sich sowohl Italien als auch Deutschland einen ruhigeren Schlaf erlauben. Die Verbindung zwischen der Mafia und Deutschland ist viel differenzierter und hat ihren strukturellen Ursprung in den sechziger Jahren, nachdem der Zuzug von Gastarbeitern aufgehört hatte, und wurde nach dem Fall der Mauer im Jahre 1989 sehr stark. Eigentlich ist es nicht überraschend, da Deutschland das wirtschaftlich-finanzielle Herz Europas ist, und daher jede Art von Handel oder finanzieller Aktivität, sei es legal oder illegal, nicht um dieses Land herumkommt. Es ist nach dem Mauerfall und der deutschen Einheit ein wichtiges Zugangstor geworden, besonders bezüglich des ehemaligen Sowjetblocks, der einen riesigen, unbegrenzten Markt darstellt und noch unberührt von Gesetzen ist, die mafiöse Aktivitäten bremsen. Diese zentrale Stellung Deutschlands haben einige Untersuchungen, die im Corriere della Sera veröffentlicht wurden, aufgezeigt. Sie berichten, daß eine kriminelle Organisation, die weniger organisiert und antiquierter als die Mafia ist, die kalabresische Ndrangheta, den größten Teil ihres Kapitals in Deutschland investiert. 1998 veröffentlichte die Zeitung Die Welt die Ergebnisse der bayerischen Anti-Mafia-Einheit und des Bundeskriminalamtes, die eine interessante Darstellung der Aktivitäten der Mafia in Deutschland enthält. Diesem Bericht zufolge werden die italienischen kriminellen Organisationen immer stärker nördlich der Alpen tätig. Deutschland ist dabei nicht nur Alterswohnsitz für Mafiosi oder Abstellplatz für Killer, sondern entwickelt sich zu einem operativen Gebiet mit wachsender Unabhängigkeit von den Zentralen auf italienischem Territorium. Die Hauptaktivitäten auf deutschem Gebiet bestehen aus Drogen- und Waffenhandel, begleitet von Menschenhandel (Prostitution, Schwarzarbeit etc.) bis hin zur Falschgeldproduktion, aber vor allem aus Geldwäsche. Die deutsche Mafia hat im Vergleich zu ihren italienischen Wurzeln offensichtlich ein anderes Verhalten gegenüber dem Territorium entwickelt. Eine Kontrolle des Territoriums im wahrsten Sinne des Wortes, die sich mit den Funktionen des Staates überlagert, existiert hier nicht, zum Teil, weil der Staat selbst dagegen hält und weil es die schreckliche Konkurrenz mit der russischen und türkischen Mafia gibt, die bereits lange dort operieren. Die Mafiafamilien in Deutschland tun daher alles, um unauffällig zu bleiben, und so ihrer Arbeit ungestört nachzugehen. Übrigens geschieht diese Aufgabe der Gebietskontrolle zugunsten einer Finanzierung von Aktivitäten nun auch in Italien. Es ist nicht unwahrscheinlich, daß dies nicht dank der Erfolge der italienischen Behörden im Kampf gegen die Mafiakriminalität geschehen ist, sondern daß die wirtschaftlichen Erfolge der Mafia in Ländern wie in Deutschland oder den Niederlanden als Beispiel gedient haben. Für Deutsche ist es schwierig, sich diese Verwicklung von schmutzigen Interessen und dem Anwachsen der Mafia in Deutschland vorzustellen. Sie sind nicht in der Lage etwas zu bemerken, zum einen aufgrund mangelnder Vertrautheit (bis vor 20 Jahren war die Mafia eine geographisch auf verschiedene italienische Regionen beschränkte Erscheinung) und zum anderen aufgrund der Fähigkeit der Mafia, sich zu verstecken. Es nützt auch nichts, daß sich Journalisten in Deutschland häufig mit dem romantischen Aspekt der Mafia (Ehrenkodex und Clanwesen) oder ihrem brutalen Aspekt (Gewalt und Blutskriege) beschäftigen. Dies sind zwei Aspekte, die in der deutschen Wirklichkeit fast vollständig fehlen, aber die Zeitungen besser verkaufen lassen und die Kinos füllen. Die Deutschen genießen jedoch diese Art von Beschreibung. Dies wird auch bestätigt durch den Erfolg, den kürzlich eine CD hatte, die Lieder der Ndrangheta beinhaltete: Lieder, die von Ehre, Abenteuer, Rache und Gewalt handeln. Eine CD, die ausgerechnet in Deutschland veröffentlicht wurde, die aber in Italien sicherlich nicht so viel Erfolg hätte. Die Deutschen sind jedoch in guter Gesellschaft: auch in Italien beginnt man daran zu glauben, daß es mit der Mafia vorbei ist. Und man sucht sie nun in den Kinos.
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