Le minoranze e il sistema

Moretti

Ich glaube an die Menschen, aber ich glaube nicht an die Mehrheiten. Auch in einer besseren Gesellschaft als der unsrigen werde ich mich wahrscheinlich immer in einer Minderheit wohler und aufgehobener fühlen. (Nanni Moretti)

 
di Claudio Paroli
Deutsch von Melly Lill
All’interno di ogni sistema e di ogni organizzazione, da sempre, esistono minoranze. Le minoranze possono accontentarsi del loro status, pretendere certi gradi di autonomia, e addirittura ambire a divenire maggioranza.

Come si comporta il sistema con le minoranze? Di regola esse non sono considerate “pericolose” finché restano piccole e non pretendono troppo. Una minoranza etnica all’interno di un sistema democratico, ad esempio, viene tollerata a condizione che non pretenda l’indipendenza del proprio territorio. Difficilissima è la definizione obiettiva di questo “proprio” territorio, poiché storicamente è molto frequente che un’etnia, concentrata in una certa regione delimitata, risulti in realtà maggioranza e non minoranza e che le sue pretese appaiano quindi legittime. Gli esempi non mancano e gli esiti sono stati, e sono tuttora, quasi sempre tragici. Il sistema difende il suo territorio, che non vuole perdere per nessuna ragione, anche e soprattutto se questo “proprio” territorio è stato magari conquistato alcuni secoli prima con le armi.

Noi italiani, per fare un esempio non del tutto calzante, abbiamo combattuto gli austriaci nella prima guerra mondiale per “riconquistare” Trento e Trieste. Poi il patriottismo ci ha preso la mano e, con la scusa dei “confini geografici alpini”, ci siamo presi anche tutto l’Alto Adige. E non faceva forse parte dei piani del duce vincere sulla Francia (anche senza sparare un sol colpo), magari per “riconquistare” Nizza, la Savoia e persino la Corsica?

Le minoranze, da parte loro, hanno essenzialmente due modi di comportarsi nei confronti del sistema: un modo violento ed aggressivo, di assoluta rottura, e un modo accondiscendente al fine di ottenere progressive concessioni, nonché fette di potere. Ogni sistema che si voglia definire democratico deve assolutamente accettare la seconda opzione, anche se un giorno quella minoranza dovesse addirittura minacciare di diventare maggioranza. Quando però una minoranza si comporta in modo violento e aggressivo, è ovvio che il sistema cerchi di difendersi con ogni mezzo. Per chiarire, vi è una differenza sostanziale se un popolo pretende la completa indipendenza territoriale e politica o se invece si accontenta di una certa autonomia nell’ambito del sistema in cui si trova. In Italia vi sono alcune regioni a statuto speciale che godono di una certa autonomia amministrativa, dove si parlano lingue diverse dall’italiano che vengono anche insegnate nelle scuole. Secondo un’indagine recentissima sulla qualità complessiva di vita in tutti i principali centri italiani, proprio la città di Bolzano, dove convivono mentalità e tradizioni tedesche e italiane, risulta (insieme a Trento) fra le cinque migliori. In Germania il sistema federalistico prevede notevoli autonomie locali, soprattutto per quanto riguarda la cultura e la religione. Che succederebbe se gruppi indipendentisti bavaresi o valdostani iniziassero a comprare armi da qualche trafficante di turno per combattere lo Stato “oppressore”? In tutti gli stati autoritari che non concedono nulla alle minoranze, nonostante i loro tentativi non violenti di acquisire una certa autonomia, lo scontro è quasi sempre inevitabile. Dal sistema e dai suoi alleati quelli che lottano per l’autonomia vengono definiti “terroristi”, da chi è contro quel sistema “movimento indipendentista”. Poi, a seconda di chi risulta vincitore, i “terroristi” si trasformano in eroi nazionali, o gli “indipendentisti” vengono sbattuti in galera.

Le minoranze, dicevamo, sono presenti in ogni sistema e risultano molto spesso diffuse sul territorio, anziché concentrate. In ogni caso, fuori dal proprio ambiente naturale, ogni minoranza dovrebbe in primo luogo cercare di integrarsi. Gli italiani in Germania, ad esempio, dovrebbero innanzitutto imparare bene il tedesco, fattore essenziale per vivere e lavorare in un Paese in cui sono e resteranno minoranza (in tal senso sarebbe estremamente importante che tutti i Consolati organizzassero – negli Istituti di Cultura che già non lo fanno – dei corsi gratuiti di tedesco a diversi livelli per italiani). Va detto inoltre che le notevoli diversità religiose che caratterizzano certe minoranze sono in molti casi l’ostacolo principale all’integrazione. Ma chi decide di vivere insieme ad un altro popolo, in ogni caso, dovrebbe essere preparato a scendere a compromessi anche con le proprie ideologie: il modo migliore per evitare di essere discriminati come “diversi”.

Che fare invece quando le minoranze “minacciano” di diventare maggioranze? Sia in Italia che in Germania, se resta costante l’attuale tasso di natalità, avremo tra una trentina d’anni due popoli autoctoni di anziani e una grande percentuale di giovani figli di immigrati. I futuri anziani, che ora hanno tanta paura della cosiddetta “invasione” straniera, farebbero meglio a considerare che proprio i figli degli immigrati, grazie al versamento dei contributi sociali, gli consentiranno di percepire la pensione mensile.

Aldilà di queste considerazioni, le minoranze che diventano maggioranze contribuiscono notevolmente con il loro apporto multiculturale all’evoluzione dei popoli e la storia ne riporta innumerevoli esempi. Sfortunatamente tutti i grandi stravolgimenti etnici che vi sono stati in Europa nei secoli passati sono avvenuti con grande impiego di armi. Riuscirà l’Europa del Duemila a gestire finalmente questi mutamenti con l’arma della tolleranza reciproca? La tolleranza non è affatto una strada a senso unico, e sarà quindi compito anche delle minoranze sapersi adeguare intelligentemente al sistema in cui si trovano.

In jedem System, in jeder Organisation hat es immer Minderheiten gegeben. Diese können sich mit ihrem Status zufrieden geben oder eine gewisse Autonomie anstreben oder sogar das Ziel haben, zur Mehrheit zu werden.

Wie verhält sich aber das System gegenüber den Minderheiten? In der Regel werden sie für „ungefährlich“ gehalten, solange sie klein bleiben und nicht allzuviel verlangen. Eine ethnische Minderheit innerhalb eines demokratischen Systems wird zum Beispiel unter der Bedingung toleriert, daß sie nicht die Unabhängigkeit eines eigenen Territoriums beansprucht. Als sehr schwierig erweist sich die objektive Definition von „eigenem Territorium“, weil es historisch gesehen sehr häufig passiert, daß ein in einer bestimmten Region konzentriertes Volk in Wirklichkeit nicht die Minderheit sondern die Mehrheit darstellt, und daher seine Ansprüche legitim erscheinen. Beispiele gib es viele, und die Folgen waren, bzw. sind fast immer tragisch. Das System verteidigt sein Territorium, das keinesfalls verloren gehen darf, auch und vor allem wenn dieses „eigene“ Territorium vor einigen Jahrhunderten mit Gewalt erobert worden ist. Um ein Beispiel zu nennen, das vielleicht nicht hundertprozentig passt: Wir Italiener haben im 1. Weltkrieg gegen Österreich gekämpft, um Trient und Triest „zurückzuerobern“. Dann hat uns der Patriotismus übermannt und unter dem Vorwand der „geographischen Alpengrenze“ haben wir uns gleich ganz Südtirol dazu geschnappt. Wollte Mussolini nicht deshalb Frankreich besiegen (selbst ohne einen einzigen Schuß abzugeben), um so ganz nebenbei Nizza, Savoyen und vielleicht auch noch die Insel Korsika „zurückzuerobern“?

Minderheiten haben ihrerseits im Grunde zwei Möglichkeiten, sich gegenüber dem System zu verhalten: aggressiv und gewaltsam oder vernünftig, mit dem Ziel, progressiv Zugeständnisse und mehr Macht zu bekommen. Jedes System, das sich demokratisch nennt, muß unbedingt die zweite Option akzeptieren, selbst wenn die Minderheit droht, zur Mehrheit zu werden. Wenn die Minderheit sich aber aggressiv und gewaltsam verhält, versucht das System selbstverständlich, sich mit jedem Mittel zu schützen. Um noch deutlicher zu werden: Es gibt einen entscheidenden Unterschied, ob ein Volk die vollständige politische und territoriale Unabhängigkeit verlangt, oder ob es sich mit einer gewissen Autonomie im Rahmen des Systems zufrieden gibt. In Italien gibt es einige Regionen mit großer Autonomie in der Verwaltung, wo man andere Sprachen als Italienisch spricht, die auch in der Schule unterrichtet werden. Nach einer vor kurzem durchgeführten Umfrage über die Lebensqualität in den italienischen Städten, stand gerade Bozen – wo deutsch-italienische Mentalität und Traditionen herrschen – mit Trient an der Spitze. In Deutschland erlaubt der Bund starke regionale Autonomie vor allem in der Ausbildung und Religion. Was würde passieren, wenn Unabhängigkeitsbrigaden aus Bayern oder dem Aosta-Tal plötzlich anfingen, sich Waffen von obskuren Händlern zu beschaffen, um den „unterdrückerischen“ Staat zu bekämpfen? In allen autoritären Staaten, die ihren Minderheiten nichts zugestehen, obwohl diese lediglich eine Portion Autonomie ohne Gewalt anstreben, sind Konflikte unausweichlich. Diejenigen, die für Autonomie kämpfen, werden vom System als „Terroristen“ bezeichnet, wer politisch gegen das System ist, spricht hingegen von „Unabhängigkeitsbewegung“. Je nachdem, wer von beiden schließlich siegt, können die „Terroristen“ zu Helden der Nation werden, sowie die ganze „Unabhängigkeitsbewegung“ im Knast landen.

Minderheiten sind, wie schon erwähnt, Bestandteil jedes Systems und sehr oft nicht konzentriert sondern über das Territorium verstreut. Jede Minderheit außerhalb ihres Heimatlandes sollte als erstes versuchen, sich zu integrieren. Die Italiener in Deutschland sollten zuallererst gut Deutsch lernen, der wichtigste Faktor, um in einem Land zu leben und zu arbeiten, wo sie Minderheit sind und bleiben werden (In dieser Hinsicht wäre es äußerst wichtig, daß alle italienischen Konsulate gratis Deutschkurse in verschiedenen Stufen für Italiener veranstalten). Erwähnenswert ist außerdem die Tatsache, daß die unterschiedlichen Religionen von Minderheiten oft das größte Hindernis ihrer Integration darstellen. Wer beschließt, mit einem anderen Volk zusammenzuleben, der müßte auf jeden Fall bereit sein, Kompromisse hinsichtlich seiner Ideologie einzugehen. Das ist der beste Weg, um Diskriminierung zu vermeiden.

Was sollte man hingegen tun, wenn eine Minderheit droht, zur Mehrheit zu werden? Wenn die aktuelle Geburtsrate konstant bleibt, werden wir in etwa dreißig Jahren sowohl in Italien, als auch in Deutschland zwei überalterte Völker haben, in denen ein großer Prozentsatz der jungen Leute, Kinder von Einwanderern sind. Die zukünftigen alten Menschen, die heute vor der „Invasion“ der Ausländer soviel Angst haben, sollten sich darüber im Klaren sein, daß gerade die Kinder von Einwanderern, dank ihrer Sozialabgaben, diejenigen sein werden, die für ihre Rente sorgen.

Man kann außerdem behaupten, daß Minderheiten, die zu Mehrheiten werden, mit ihrem multikulturellen Einfluß enorm zur Entwicklung der Völker beitragen, in der Geschichte gib es zahlreiche Beispiele dafür. Leider sind alle dramatischen ethnischen Veränderungen der vergangenen Jahrhunderte in Europa nur durch großen Waffeneinsatz erfolgt. Wird Europa im drittem Jahrtausend endlich in der Lage sein, derlei Veränderungen durch die Waffe der Toleranz herbeizuführen? Toleranz ist jedoch keine Einbahnstraße, daher sind auch Minderheiten gefordert, sich auf intelligente Weise an das jeweilige System anzupassen.