I dialetti umbri

 
di Luigi M. Reale
Deutsch von Achim Leoni
L'Umbria è attraversata e tagliata in due dal fiume Tevere. Questa frontiera naturale ha costituito nel corso dei secoli un discrimine fra i territori della regione e un motivo di distinzione delle espressioni dialettali. Sulla base anche di questa situazione geografica, i dialetti dell’Umbria sono classificabili in rapporto a tre aree linguistiche principali:

1. area nord-occidentale (all’interno di questa si trovano Perugia e il suo territorio; Gubbio; Città di Castello e l’Alta Valle del Tevere);

2. area sud-orientale (alla quale appartengono Foligno, Spoleto, Nocera Umbra, Norcia, Cascia, Terni, Amelia);

3. area sud-occidentale (Orvieto e il suo territorio).

Si distinguono inoltre due zone cosiddette di “transizione”, cioè di passaggio, che hanno caratteristiche comuni a diverse aree: quella del Trasimeno e di Città della Pieve; quella che va da Scheggia a Todi e comprende Gualdo Tadino e Assisi (con la pianura fino a Cannara). La prima area risente dell’influenza della Toscana, la seconda dei contatti con le Marche e l’Abruzzo, la terza di quelli con il grossetano e l’alto Lazio.

L’unico dialetto ad avere una propria fisionomia, che non risenta di altri dialetti contermini, è il perugino. Il tratto fonetico più appariscente di questo dialetti è la “palatalizzazione” della vocale “a” tonica che si trasforma in “è”, ad esempio chène per “cane”, fème per “fame”, pène per “pane”. Oggi però questo fenomeno è molto attenuato e si verifica raramente sulla bocca dei parlanti. Altrettanto si può dire di altre voci perugine antiche, come, ad esempio, l’avverbio donca (dunque) o il sostantivo pagne (panni). Caratteristica sempre del perugino è l’uscita in “-e” dei maschili plurali, che si ritrova anche nel dialetto di Orvieto. Continua ad essere presente costantemente il tratto ritmico più distintivo del perugino, che consiste nella caduta delle vocali fuori di accento, per cui abbiamo, ad esempio, ch’ fè (che fai), o dìmm’lo (dimmelo).

Un tratto caratteristico dei dialetti dell’area sud-orientale, la terminazione in “-u” del maschile (in luogo della “-o”), era presente in antico anche nel volgare di Assisi, ad esempio nel Cantico di San Francesco (inizio del sec. XIII), che inizia con il verso «Altissimu omnipotente bon Signore…». Adesso l’assisiate è privo di questo tratto fonetico, che invece contrassegna tuttora il dialetto parlato a Foligno e nella Valnerina, fino a Terni. Nel dialetto di Foligno e Spoleto incontriamo un fenomeno consonantico, il passaggio di “b” (compreso fra due vocali) a “v”, ad esempio contrivutu (contributo); mentre nell’area di Norcia e di Terni lo stesso fonema “b”, nelle medesime condizioni, si rafforza in “bb”, ad esempio contribbutu. In modo analogo, sempre nel ternano (a somiglianza di quanto avviene nel dialetto di Roma e dell’alto Lazio), si rafforzano alcune consonanti in posizioni particolari (Peruggia “Perugia”; a rRoma “a Roma”), si assimilano i nessi “nd” ed “mb”, che producono esiti del tipo tonno (tondo) e gamma (gamba). Questi fenomeni consonantici si verificano anche nel dialetto di Orvieto.

Attualmente in Umbria, come avviene in molte regioni d’Italia, il dialetto ha perduto gran parte della propria matrice arcaica e si uniforma ad un registro linguistico sempre più vicino all’italiano. Pertanto, molti dei tratti originari sono ridotti e si sono affermate varietà di italiano regionale corrispondenti grosso modo alle tre principali aree dialettali. Un dialetto “raffinato”, ma che resta comunque il “parlar materno”, con il quale anche i più giovani continuano abitualmente a esprimersi, magari mischiandolo alle tante voci straniere entrate nell’uso. D’altronde, i poeti umbri (fra i primi Antonio Carlo Ponti e Ferruccio Ramadori, più di recente Giovanni Falsetti e Ilde Arcelli) usano il dialetto nelle sue forme più complesse come autentica lingua letteraria: un “neo-volgare” capace di conferire una rinnovata e moderna identità alle “parole perdute” dei dialetti in dissoluzione alle soglie del Terzo Millennio.

Nota – Questo breve articolo non sarebbe stato scritto senza il supporto della fondamentale monografia di Giovanni Moretti sui dialetti dell’Umbria (Pisa, Pacini ed., 1987) e dei successivi contributi prodotti dal medesimo studioso.

Umbrien wird vom Fluß Tiber durchquert und in zwei Teile geschnitten. Diese natürliche Grenze hat im Lauf der Jahrhunderte eine Trennlinie zwischen den verschiedenen Gebieten der Region und ein Motiv der Unterscheidung der dialektalen Ausdrücke gebildet. Auf der Grundlage auch dieser geographischen Situation kann man die Dialekte Umbriens in Beziehung mit drei Hauptsprachgebieten klassifizieren:

1. der Nordwesten (darin befinden sich Perugia und Umgeburg, Gubbio, Città di Castello und das Hochtal des Tibers);

2. der Südosten (dazu gehören Foligno, Spoleto, Nocera Umbra, Norcia, Cascia, Terni, Amelia);

3. der Südwesten (Orvieto und Umland).

Man unterscheidet ferner zwei sogenannte Transitionszonen, das heißt Zonen des Übergangs, die Merkmale verschiedener Gebiete aufweisen: die des Trasimenischen Sees und von Città delle Pieve; die, die sich von Scheggia bis Todi erstreckt und Gualdo Tadino sowie Assisi einschließt (inklusive der Ebene bis nach Cannara). Ersteres Hauptsprachgebiet steht unter dem Einfluß der Toskana; im zweiten ist der Kontakt zu den Marken und den Abruzzen, und im dritten zum Raum Grosseto und dem oberen Latium spürbar.

Der einzige Dialekt mit einer gänzlich eigenen Charakteristik, der nicht unter dem Einfluß angrenzender Dialekte steht, ist der von Perugia. Auffälligstes phonetisches Merkmal ist die „Vergaumung” des betonten Vokals a, das sich in ein è umwandelt, zum Beispiel in chène für „cane”, fème für „fame”, pène für „pane”. Dieses Phänomen hat sich allerdings inzwischen stark abgeschwächt und kommt im Sprachgebrauch nur selten über die Lippen. Gleiches läßt sich von anderen altertümlichen Termini aus Perugia sagen, wie zum Beispiel dem Adverb donca (dunque) oder dem Substantiv pagne (panni). Charakteristisch für den Dialekt von Perugia ist immer die Endung der männlichen Plurale auf -e, die sich auch im Dialekt von Orvieto findet. Immer noch allgegenwärtig ist auch das größte rhythmische Unterscheidungsmerkmal des Perugia-Dialekts: der Wegfall akzentfreier Vokale, zum Beispiel in ch’ fè (che fai) oder dìmm’lo (dimmelo).

Ein charakteristisches Merkmal der südöstlichen Dialekte, die männliche Endung auf -u (statt -o), war altertümlich auch in der Vulgärsprache Assisis vertreten, zum Beispiel im Cantico di San Francesco (Anfang 13. Jh.), der mit dem Vers „Altissimu omnipotente bon Signore…” beginnt. Im Assisischen gibt es dieses phonetische Merkmal jetzt nicht mehr, das dafür immer noch den in Foligno und der Valnerina bis hin nach Terni gesprochenen Dialekt kennzeichnet. Im Dialekt von Foligno und Spoleto begegnen wir einem konsonantischen Phänomen: dem Übergang von b (zwischen zwei Vokalen) in v, zum Beispiel contrivutu (contributo); wohingegen sich im Raum Norcia und Terni ebendieses Phonem b unter den gleichen Voraussetzungen zu bb verstärkt, zum Beispiel contribbutu. Analog dazu verstärken sich im Dialekt von Terni (ähnlich dem, was im römischen und im Dialekt des oberen Latiums passiert) einige Konsonanten in bestimmten Stellungen (Peruggia für „Perugia” a rRoma für „a Roma”), die Verbindungen „nd” und „mb” gleichen sich an und führen zu Wortbildungen wie tonno (tondo) und gamma (gamba). Diese konsonantischen Phänomene treten auch im Dialekt Orvietos auf.

Aktuell hat der Dialekt in Umbrien, wie es in vielen Regionen Italiens geschieht, einen großen Teil seiner frühzeitlichen Ursprünglichkeit verloren und passt sich einem dem Italienischen immer näher stehenden Sprachgebrauch an. Deswegen sind viele der ursprünglichen Merkmale reduziert, Sorten regionalen Italienischs haben sich durchgesetzt, die im großen Ganzen den drei Hauptdialektgebieten entsprechen. Ein „gereinigter” Dialekt, der aber „häuslicher Sprachgebrauch” bleibt und mit dem auch die Jüngsten sich gewöhnlich ausdrücken, wobei sie es womöglich mit den vielen fremdsprachlichen Ausdrücken vermischen, die in den Sprachgebrauch eingetreten sind. Im Übrigen gebrauchen die umbrischen Dichter (unter den ersten Antonio Carlo Ponti und Ferruccio Ramadori, in jüngerer Zeit Giovanni Falsetti und Ilde Arcelli) den Dialekt in seinen komplexesten Formen als literarische Sprache: ein „Neovulgär”, das den „verloren gegangenen Wörtern” der Dialekte, die an der Schwelle zum dritten Jahrtausend in Auflösung begriffen sind, eine erneuerte und moderne Identität verleiht.

Anmerkung: Dieser kurze Artikel wäre nicht entstanden ohne die Unterstützung durch die grundlegende Untersuchung von Giovanni Moretti über die Dialekte Umbriens (Pisa, Pacini ed., 1987) und die darauf folgenden Beiträge desselben Forschers.

Scioglilingua perugini - Zungenbrecher aus Perugia


A Éll’ra èn ditt d’andàe e a Éll’ra èn d’andàe.

Abbiamo detto di andare ad Ellera e ad Ellera dobbiamo andare.

Wir haben gesagt, wir gehen nach Ellera, und nach Ellera gehen wir auch.


Ha dì-Ggigìn ch’è da gì giù quann è gì-ggiù lue

Ha detto Luigino che devo andare giù quando è andato giù lui.

Luigino hat gesagt, daß ich heruntermuß, wenn er heruntergegangen ist.


N t’è capità-mmai d’alzàtt’ sènza n zòld quan z’alza ‘l zole?

Non ti è mai capitato di alzarti senza un soldo quando si alza il sole?

Ist es dir nie passiert, ohne einen Pfennig aufzustehen, wenn die Sonne aufgeht?


Proverbi folignati - Sprichwörter aus Foligno


Chi cci-à li quadrini mòre cco lu collu tórtu.

Chi ha i soldi muore con gli occhi rivolti verso il luogo dove ha nascosto il denaro.

Wer das Geld hat, blickt im Tod mit den Augen dorthin, wo er das Geld versteckt hat.


Chi cci-à la mójje bèlla sempre canta, chi cci-à pòchi quatrini sempre cónta.

Chi ha una bella moglie è sempre contento, chi ha pochi soldi sta sempre a contarli.

Wer eine schöne Frau hat, ist immer zufrieden, wer wenig Geld hat, muss es immer zählen.


Antico detto todino - Alte Redensart aus Todi


Non se caca sotto la neve che non se scopra.

Le cattive azioni prima o poi si scoprono.

Man kackt nicht unter den Schnee, ohne daß es entdeckt wird.

(Missetaten fliegen früher oder später auf)